lunedì 22 giugno 2015

Parlamento Europeo: la classifica 2015 degli europarlamentari più assenti



Come da tradizione da qualche anno ecco che a giugno arriva la classifica più temuta dagli europarlamentari fannulloni.
Ad un anno dalle elezioni europee la maglia nera dell’eurodeputato italiano più assenteista va a Giovanni Toti, (Forza Italia) che registra un vergognoso 29,21% di presenze. Toti, che con il suo risultato si piazza globalmente 746esimo su 749 europarlamentari, dovrà dire definitivamente addio al Parlamento Europeo vista l’incompatibilità con il suo nuovo ruolo di presidente della Regione Liguria.
Dopo di lui ma ad una bella distanza troviamo Antonio Tajani (Forza Italia) con appena il  56% di presenze e il suo collega di partito Aldo Patriciello, storico assenteista (60% di presenze). Il ‘podio degli assenteisti’ è quindi tutto targato Forza Italia.
Non molto lontano, con appena l’84% di presenze salta agli occhi il nome di Matteo Salvini, eurodeputato più assenteista della Lega, che il tempo per presenziare in tv o girare in ruspa invece lo trova sempre. Proprio Salvini ha costituito nei giorni scorsi un gruppo insieme ad altri xenofobi anti-europeisti come lui (Marine Le Pen, Geert Wilders…). Enf (in italiano Europa delle Libertà e delle Nazioni) servirà per incassare qualche milione di euro da quell’Europa che lo fa vivere e su cui spara a zero un giorno sì e l’altro pure. Quando si dice ‘sputare nel piatto in cui si mangia’!
Dal lato opposto invece, tra gli europarlamentari virtuosi che non mancano mai una seduta o una votazione troviamo al primo posto con il 100% di presenze gli eurodeputati Nicola Caputo (Pd) e Massimiliano Salini (Ncd).
Quanto al risultato di squadra, se guardiamo alle forze politiche nel loro insieme è sicuramente da segnalare il risultato incoraggiante degli europarlamentari del Movimento Cinque Stelle che, a parte qualche eccezione (David Borrelli con appena il 77% di presenze) vede la stragrande maggioranza dei suoi eletti (ben 12 su 17) con oltre  il 95% di presenze.
La classifica nel suo insieme mostra come le cose stiano cambiando in positivo facendo passare il nostro paese dal 24esimo posto (su 28) e una media del 78% di presenze della scorsa legislatura ad un 90,63% che la fa balzare al 13esimo posto davanti ai colleghi spagnoli, rumeni e lussemburghesi. All’ultimo posto troviamo gli irlandesi con una media dell’80% di presenze mentre i primi della classe sono ancora una volta gli austriaci con il 97% di presenze seguiti sul podio degli stacanovisti croati (96%) ed estoni (95%), il che dimostra che i nostri possono ancora fare meglio.
C’è da ricordare infatti che l’attuale sistema premia i ‘furbetti’, visto che le loro assenze incidono relativamente solo su alcune indennità accessorie (soggiorno e spese generali) ma non vi è alcuna decurtazione dello stipendio (indennità parlamentare di ben 7mila euro al mese). L’ennesimo privilegio di cui godono quelli che dovrebbero essere i nostri dipendentimentre per un cittadino comune che si assenta anche solo una volta ingiustificatamente dal posto di lavoro può scattare il licenziamento.
Per ‘normalizzare’ la situazione ci vorrebbe una modifica allo statuto dei parlamentari europei (ad opera degli stessi eurodeputati). Speriamo quindi che qualcuna delle nuove forze giovani e anti-sistema che hanno fatto ingresso nel Parlamento Europeo un anno fa contribuiscano ad avvicinare questa istituzione al mondo reale cominciando dal tentare dall’abolire questi assurdi privilegi e far uscire allo scoperto quelli che li difendono.

domenica 21 giugno 2015

Grecia: se l’Europa dell’euro è questa, meglio uscire il più in fretta possibile



A questo punto non si vede cosa possano fare Tsipras e gli altri del governo di Atene: le richieste che la Troika e gli altri creditori hanno messo sul tavolo, guidati dai soliti falchi eurocrati pro austerity, mirano a stringere ancor di più il cappio al collo dei poveri greci, e non lasciano quindi altra scelta che quella di uscire il più fretta possibile da una trappola che si è rivelata infernale. Ma uscire non è consentito (teoricamente) per chi ci è entrato, davvero una bella trappola!
Nessuno minaccia di fare la guerra alla Grecia se non pagherà i suoi debiti alle scadenze pattuite, la Grecia però, se non troveranno un accordo per la ristrutturazione del debito in pochissimi giorni, entrerà in un cataclisma economico-finanziario di grande portata e gravità. Infatti già ora in Grecia c’è la corsa a prosciugare i conti bancari per recuperare tutto ciò che è possibile e la Banca Centrale Europea è già dovuta intervenire a fornire un po’ di liquidità, ma certamente non basterà se si arriverà alla rottura.
Il vero problema però è che, a questo punto, uscire dall’euro è persino, per i greci, più conveniente che restare. Benché, come ho già detto sopra, uscire dall’euro sarebbe un passaggio dolorosissimo per i greci, con tutto ciò che ne conseguirà nell’immediato, tuttavia nel medio lungo periodo la prospettiva migliore è senza dubbio quella di uscire.
Non sono l’unico a pensarla così, ovviamente, anzi, molti economisti di gran fama (come Krugmanm, per esempio), pur senza esprimersi esplicitamente a favore della Grecia, esprimono opinioni che non lasciano dubbi sul loro orientamento.
Che cosa ci guadagnerebbe la Grecia a cedere alle condizioni capestro della Troika e dei creditori? Solo, un po’ di respiro sul piano finanziario, e solo per qualche mese, forse un anno, e poi tutto sarebbe daccapo e con una situazione persino peggiore di quella attuale perché:
1) senza una robusta ristrutturazione del debito la Grecia non può uscire da una crisi tremenda che è già diventata un rapido vortice depressivo;2) la fiducia che i greci hanno riposto nel nuovo governo si squaglierà più rapidamente della neve al sole, quindi verrebbe a mancare anche quella speranza e coesione necessaria a sostenere i sacrifici (impossibili) che i creditori chiedono;
3) l’appartenenza all’euro priverebbe ancora la Grecia della possibilità di agire secondo le proprie scelte e interessi economici (non quelli di Germania & C.) per far ripartire la propria economia e trarre almeno profitto dalla gravissima situazione depressiva in cui si trova.
Tra l’altro, entrando più a fondo nelle previsioni pro-cicliche del bilancio greco (è lo stesso Krugman a fare i calcoli) nel grafico del budget primario (escludendo cioè la spesa degli interessi sul debito) appare persino l’incredibile figura della Grecia in testa alla classifica europea dei migliori (in questa classifica l’Italia è seconda, seguita da Portogallo e Germania). Questo significa che non è assolutamente vero che i greci non vogliono fare sacrifici, i sacrifici li hanno fatti e hanno prodotto buoni risultati anche, solo che in una situazione depressa come quella che gli sciagurati ‘statisti’ europei hanno creato, è impossibile uscire da una crisa grave per chi si è trovato sul groppone un debito pesantissimo lasciato in eredità da chi ha governato in precedenza.
Una feroce critica sulla presunta incapacità dei greci di fare vita ‘morigerata’ viene proprio da un economista italiano: Francesco Giavazzi, che sul Financial Times sostiene apertamente che in cinque anni di crisi i greci non hanno imparato ancora niente. Meglio andare avanti senza di loro! A rispondergli è Karl Whelan su Bull market che sfodera tutta una serie di tabelle e grafici a dimostrare che il popolo greco ha già sopportato una pesantissima serie di sacrifici, e se non sono bastati non è colpa loro. Giavazzi tuttavia, nello stesso articolo sul Times, dice anche una cosa molto giusta: “(…) l’euro però non puo essere il sostituto di una indispensabile integrazione politica. Senza tale integrazione l’euro non può sopravvivere. Oggi la Grecia si trova proprio in mezzo a questo ingranaggio che non funziona”.
Non basta però guardare solo da una parte. Nella situazione venutasi a creare oggi un problema gigantesco ce l’hanno anche i creditori, che non sono però già più gli stessi che hanno originato quel debito insopportabile della Grecia. Oggi, grazie alla facilità con cui i soldi girano e cambiano colore, quel debito originario ha già cambiato mano, forse anche più volte. Ricorda un po’ (ma con significative differenze) quello che è già successo nella prima decade del millennio con i titoli dei subprime mortgages. Chi ha emesso quei titoli non ha aspettato che arrivassero a scadenza per riscuoterli ma li ha trasformati in titoli di risparmio rifilati a ignari investitori che poi hanno perso soldi, mentre i truffatori guadagnavano miliardi.
Anche in questo caso, i prestiti concessi originariamente ai greci dalle banche sono già stati sostituiti in gran parte da altri prestiti concessi dalla ‘Troika’ (Fmi, Ce, Bce) e purtroppo saranno i creditori di oggi a restare col ‘cerino acceso’ in mano se la Grecia andrà in default, non quelli che hanno originato il credito (e nemmeno quelli che hanno sottoscritto il debito).
Che fare? Personalmente sono convinto che entro lunedì troveranno un accordo per mantenere la Grecia nell’euro e nell’Europa, ma (a meno che vengano accolte tutte le richieste dei greci) alle condizioni attuali la convenienza dei greci è decisamente quella di uscire di corsa dall’euro, senza tentennamenti!

venerdì 19 giugno 2015

Maturità 2015, ad andare avanti è ancora l’Italia dei furbi



18 giugno 2015.  Ore 12:49. Leggo e riporto: “Il 22 per cento degli studenti alle prese con gli Esami di Stato ha dichiarato che avrebbe copiato grazie all’ausilio di un dispositivo elettronico. Il 21 per cento avrebbe deciso al momento. In definitiva, è sicuro che il 43 per cento dei maturandi ha portato con sé uno smartphone o un tablet. Una percentuale non affatto bassa se si considera che, secondo le indicazioni del Miur, dovrebbe essere pari allo zeroÈ questo il risultato dell’indagine condotta dalla redazione di Studenti.it, attraverso domande dirette, tra più di 8.000 utenti”.
Dieci sono le “domande dirette” di cui sopra:
1. Prevedi di inserire appunti e note nei vocabolari d’italiano, latino o greco?
2. Durante gli anni delle superiori ti hanno mai beccato a copiare?
3. Hai dei compagni di classe che pensi ti aiuterebbero a copiare durante gli esami?
4. Credi che ti lasceranno andare in bagno durante le prove scritte alla maturità?
5. Prevedi di usare cellulari, smartphone, iphone o cuffiette per copiare alla Maturità?
6. Hai mai usato bigliettini negli ultimi mesi per copiare?
7. Gli altri compagni copiano mai da te?
8. Durante le verifiche negli ultimi mesi hai copiato?
9. C’è una prova che vuoi copiare più delle altre?
10. Insomma, ammettilo: hai in programma di copiare agli esami di Maturità?
Interessanti le domande e soprattutto le risposte possibili. Dietro di esse c’è l’Italia dei pizzini, passati di mano, nascosti nei vocabolari o in altri luoghi più o meno intimi e personali. C’è l’Italia dei furbi che pensano con mesi in anticipo ai metodi e alle persone da sfruttare per passare l’esame. C’è l’Italia dei tronisti e delle veline – quanto sono efficaci i modelli delle Tv cavalleresche!- certi che il modo di cavarsela sia la seduzione grazie al loro fascino… alla faccia della maturità!
In troppi non hanno vergogna alcuna di imbrogliare o almeno di volerci provare. Lo si considera un diritto e un dovere. Si comincia dagli anni di scuola e si continua per l’intera vita professionale. In Italia. Se poi si fa parte dell’altro cinquantasette per cento, quelli che vogliono giocare pulito, che contano sulle loro capacità, sulla meritocrazia – che non è una parolaccia oscena- spesso l’unica cosa da fare è andarsene. Altro che fuga delle intelligenze. Questa è la fuga degli onesti.
Grande scuola la nostra. D’altra parte cosa possono fare i poveri insegnanti? Stare lì a sequestrare telefoni, tablet, auricolari, ricetrasmittenti e piccioni viaggiatori? Impedire ai giovani maturandi, tutti incontinenti e prostatici, povera giovane generazione già anziana, a non farla per sei lunghe ore? Oppure proporre nei cinque anni di scuola secondaria superiore valori e comportamenti puntualmente e quotidianamente smentiti dai tanti, di ogni ordine e grado, le cui imprese occupano le pagine di cronaca dei nostri quotidiani? Dovrebbero farlo, portando la loro credibilità al valore zero? Perché dovrebbero?
Inutile continuare a raccontare del rinnovamento della scuola italiana, di quanto possa e debba essere buona, quando poi, fuori dalle mura scolastiche è tutto e solo… chiamiamola noia. Per pudore.
Certo. Difficile considerare valida la statistica raccolta. Naturalmente non si può fare di ogni erba un fascio. Ovvio che ci sono quelli che arrivano alla Maturità con la media del dieci e ricevono il bacio accademico dalla commissione. Poi, in fondo, lo sanno tutti che la maturità non serve a niente. Come serve a poco la laurea triennale. Per non parlare della specialistica. In fondo a che serve studiare…
Che tristezza.

martedì 16 giugno 2015

"Thriller trilogy" sugli scudi !



Devo dire che MediaWorld mi porta decisamente fortuna. Dopo il primato di "Pàntaclo", un'altra sorpresa ancora più eclatante. Nella speciale Classifica dei 10 libri più graditi nel periodo dal 16/03 al 15/06 ha fatto il suo ingresso al 7° posto il mio eBook "Thriller trilogy".
Questa classifica si basa, oltre che sulle vendite del libro, anche sui giudizi dei lettori che vengono espressi in voti. Nella Classifica entrano i libri che hanno le medie più alte. Ebbene "Thriller trilogy" con 37 voti e la media del 4,27 si è guadagnato la settima posizione.
Fa un certo effetto vedere il mio libro in compagnia di Dan Brown, John Grisham, Suzanne Collins, Glenn Cooper e James Patterson.
Una grande soddisfazione e una piccola rivincita nei confronti del totale disinteresse dimostrato da parte delle grandi Case Editrici.

domenica 14 giugno 2015

N. 1 su Mediaworld !



E' con grande soddisfazione che oggi posso comunicare che il mio eBook "Pàntaclo" è balzato in vetta alla Classifica TOP 10 di Mediaworld. Un successo insperato e un grazie a tutti coloro che lo hanno reso possibile.

sabato 13 giugno 2015

Derby della Mole? Per le bestie avevamo uno zoo: riapriamolo!



C'era un tempo in cui a Torino - la nostra Torino - gli animali stavano in gabbia. Era il 20 ottobre 1955, quando il Sindaco Amedeo Peyron tagliava il nastro del primo ed unico giardino zoologico in città: noto in gergo come ''al Parco Michelotti''. 
Pachidermi, felini, scimmie e serpenti. Anche due rarissimi rinoceronti indiani, cacciati in patria a causa del proprio ed unico corno. Non tutti lo sanno ma ai tempi gli indigeni sostenevano che la polverina (inebriante) derivata dal corno dell'animale avesse la capacità di donare all'uomo - se ingerita - qualche forma particolare di super potere. 
Credenze a parte, ben presto la struttura diventa insostenibile per la città. Se ne vanno i leoni, se ne vanno i rettili. Via anche i 1353 pesci rari. Restano i due rinoceronti indiani, più rari e soli che mai. Il 22 marzo 1987 la Città' apre tutte le gabbie e anche i due paffuti mammiferi imboccano la via per Zagabria. 
A noi restano le inferriate con ancora le serrature, le chiavi e i lucchetti ben funzionanti. E visto che le nostre carceri sono sempre 'troppo piene', ecco che dopo gli ultimi fattacci avvenuti nel Derby della Mole, ci viene in mente un'idea, forse una provocazione, ma visti i tempi che corrono un tentativo lo si potrebbe anche fare: avevamo un Zoo, riapriamolo. E mettiamoci dentro le bestie.  
Non i rinoceronti, i leoni o gli elefanti e via dicendo. No, loro stanno bene nel proprio habitat, in mezzo alla natura. Mettiamoci dentro quegli esseri indefiniti e indefinibili. Mezzi uomini, ominicchi, anzi. Quei quaquaraquà che con somma codardia si nascondono in mezzo alla folla e trasformano una giornata di sport (e di festa, la vittoria mancava da 20 anni) in una lotta armata, che neanche negli anni di piombo. 
''Il mio consiglio è stato: mi raccomando, la prima non deve essere una torcia, che crea scompiglio, ma una BC (bomba carta, ndr). Se fosse stata lanciata una torcia, si vanificava tutto”. Queste le parole proferite con grande soddisfazione agli amici-animali da tale 'non tifoso', dopo il fattaccio. Frasi intercettate che hanno permesso alla polizia di arrestare l'attentatore.  
Era già stato 'bannato' dalla società bianconera, la quale non gli ha permesso di comprare il biglietto per la partita. Era inserito in un gruppo di WhatsApp denominato 'Cani sciolti'. Pseudonimo perfetto per gli animali presenti. Per le bestie che ora dovrebbero tornare in gabbia. O almeno restare chiusi in cella. In ogni caso, basta che non tornino in mezzo a noi. Avevamo uno zoo, riapriamolo e infiliamoci dentro certi individui. Lasciamo che la gente possa osservarli incuriosita, andiamo noi la domenica a tirargli le noccioline e le banane, mentre loro stanno lì, legati per il collo, messi alla berlina. Perché è così che si fa con certe bestie, è così vanno trattati certi animali. 
Loro con noi non centrano nulla, loro non meritano di stare nella nostra società: non ne hanno diritto. Scusate l'espressione forte: certi individui, non sono nostri pari.
 

venerdì 12 giugno 2015

Samantha Cristoforetti: da De Luca a Fedez, cosa si è persa in questi 200 giorni



Back on earth. Samantha Cristoforetti è tornata sulla Terra. E presto rimetterà piede anche in Italia. Cosa l’aspetta, a parte le ospitate da Fazio, i selfie con Renzi e le marcette con Mattarella? Vediamo prima a che punto della telenovela italica era rimasta. Il primo giorno che il capitano Cristoforetti ha passato sulla stazione internazionale Iss, era il 24 novembre dell’anno scorso, i quotidiani nazionali aprivano le prime pagine sulle elezioni regionali. “Lo schiaffo dell’astensione”, il titolo del Corriere della Sera. “Fuga dalle urne”, quello di Repubblica. Il Pd conquista Emilia Romagna e Calabria, ma il vero trionfatore di queste Regionali è l’astensionismo: “Alle urne solo il 40%. Bonaccini e Oliverio sono i nuovi governatori di centrosinistra. E la Lega di Salvini doppia Forza Italia, scesa sotto il 10%. Malissimo anche il M5S”. Il Sole 24Ore si occupa invece delle cene di Renzi con cui è partito il futuro del finanziamento dei partiti, dopo che l’apporto di aiuti statali si andrà gradualmente riducendo con l’abolizione dei rimborsi elettorali. Caccia ai fondi: dalle serate a tavola al crowdfunding via internet o con sms. Perché – scriveva sempre il quotidiano di Confindustria – dal 2017 le formazioni politiche dovranno provvedere totalmente in proprio al loro sostentamento. “Le cene a mille euro a persona – spiegava quel 24 novembre il tesoriere del Pd, Francesco Bonifazi – sono la punta di un iceberg”.
Sono passati duecento giorni. Samantha venerdì è tornata sul pianeta, atterrando con la Soyuz in Kazakistan, e quando rientrerà in patria troverà tutto come l’ha lasciato. O quasi. Alle ultime elezioni regionali l’affluenza si è fermata poco sopra al 50%: solo un elettore su due è andato a votare, complice forse il ponte del 2 giugno e la disaffezione alla politica. Il centrodestra ha conquistato il Veneto con Zaia e, a sorpresa, la Liguria con Toti. De Luca si è preso la Campania. Per Renzi è stato un mezzo stop, per Berlusconi una mezza vittoria. Crescono M5S e Lega.  Quanto al finanziamento dei partiti, dalle carte dell’inchiesta su Mafia Capitale spuntano alcune intercettazioni di Salvatore Buzzi, il capo della cooperativa al centro dello scandalo: per partecipare alla cena con Renzi la sera del 7 novembre 2014 al Salone delle Tre Fontane di Roma “ho versato 15 mila euro al Pd e 5 mila alla Leopolda”.
Tutto uguale a quando è partita. Anzi peggio. Che noia lasciare le stelle per tornare a leggere i titoli dei giornali sulle stalle giudiziarie e sullo stallo della politica, povera Samantha. E che responsabilità: all’inizio di aprile Matteo Renzi l’aveva chiamata sull’Iss: “Torni presto, l’aspettiamo per costruire un’Italia migliore del passato”, le aveva detto il premier collegato da Palazzo Chigi dichiarandola così “embedded” in missioni assai più complicate degli esperimenti sulle nanotecnologie o sulla preparazione del caffè in assenza di gravità. Certo, nel frattempo potrà distrarsi con il dibattito sulle notti brave di Fedez o sulla “fatwa” lanciata da Umberto Eco contro i social network. Ma basterà? Perché a vederla da lassù l’Italia è bella. Ma a viverci pare il manicomio dell’universo.  E come cantava Rino Gaetano, il cielo è sempre più blu.

LA NOTTE DELLA UNO BIANCA