domenica 20 settembre 2015

Una storia incredibile. Manifesto a Paternò annuncia il battesimo del figlio di un pregiudicato: "Questa creatura è cosa nostra". Rimosso



Una storia che soltanto in Italia può avvenire.
Manifesti di sei metri per tre che annunciano il battesimo, domani, di un bimbo con nome e cognome con la scritta "Questa creatura meravigliosa è cosa nostra" e la foto del piccolo con la coppola sono comparsi in alcuni comuni tra Riposto e Giarre nel catanese. Il questore di Catania, Marcello Cardona, ne ha disposto la rimozione. Il bambino è figlio di un uomo in passato più volte denunciato per associazione mafiosa e ritenuto vicino al clan Laudani. Nel poster si preannuncia la presenza di alcuni cantanti, noti per la loro partecipazioni a programmi televisivi, e anche di artisti neomelodici.
Sono state avviate indagini della polizia. La festa pubblicizzata nel cartellone è privata e si svolgerà in una villa a Giarre. Sul manifesto appare anche il logo di radio Universal. I nomi degli ospiti della serata sono noti nella zona: il cantastorie Luigi di Pino, Angela Troina, Claudio Tropea, i neomelodici Gianni Narcy e Dany Diamante, e la cantante etnea Andrea Azzurra Gullotta. Su Facebook, nelle bacheche degli abitanti della zona, fioccano i commenti.
Io ne posso fare soltanto uno. Utilizzare persino i bambini per dare lustro e notorietà al nome di una "famiglia" è vergognoso e ripugnate.

lunedì 14 settembre 2015

Renzi ha fatto bene ad andare a N.Y. Basta con la Casta ignorante di sport



Flavia Pennetta e Roberta Vinci hanno portato lo sport italiano nella storia e, la prima, ha scritto a lettere cubitali il proprio nome e cognome in uno dei templi del tennis mondiale. Eppure, nel Belpaese i cui confini a volte collimano con la repubblica delle banane, c’è stato qualcuno che di questa straordinaria impresa se n’è infischiato. L’importante era polemizzare con Renzi, reo di essere volato a New York per essere presente all’evento insieme con Malagò, capo dello sport tricolore. Per evitare di fare loro pubblicità, mi guarderò bene dal fare i nomi di quelli che, a vario titolo e a seconda della strumentalizzazione per loro più proficua, hanno tirato ad alzo zero sul blitz del premier. Della Casta e dei suoi immondi privilegi abbiamo le tasche piene. Della Casta ignorante di sport, pure. Avvertenza per i somari che ragliano nei pressi dei palazzi del potere: ignorante sia inteso nel senso etimologico del termine. Dal vocabolario Treccani: “Chi non conosce una determinata materia, che è in tutto o in parte digiuno di un determinato complesso di nozioni”. Per esempio che l’Us Open è una sorta di mondiale tennistico di fine estate, essendo il quarto e ultimo torneo del Grande Slam. Che negli Usa ci sono 20 milioni di praticanti. Che il match del 12 settembre è stato televisivo ai quattro angoli del pianeta. Che sulle tribune di Flushing Meadows c’erano 26 mila spettatori. Che l’Us Open affonda le sue radici nel 1874, l’anno della pubblicazione delle regole del tennis. Che le Sorelle d'Italia hanno tramortito le Grandi del tennis, gli scommettitori e persino la First Lady Michelle Obama che ha twittato tutta la sua delusione alla Williams pietrificata dalla Vinci.
Se fosse stata la finale del mondiale di calcio o della Champions League con un’italiana in campo, è presumibile che pochi politici avrebbero avuto da ridire sulla presenza del capo del governo. Siccome l’evento era tennistico, si è scatenata la saga delle polemiche, in molti casi orchestrata da quelli che speculano sulla pelle dei profughi e ci fanno vomitare come la reporter magiara che fa lo sgambetto a un migrante in fuga con il suo bimbo o il gentiluomo danese che sputa su un gruppo di siriani in coda. Renzi ha fatto bene a piombare a New York, rendendo non soltanto un omaggio concreto allo sport italiano, ma a due donne che l’Italia hanno esaltato, al contrario di troppi cialtroni che dovrebbero servire la cosa pubblica, ma la umiliano e la svergognano ogni giorno con ruberie, corruzione, malversazioni di ogni ordine e grado. E non parliamo del battaglione di inquisiti e condannati che siede in Parlamento, sennò tornano i conati. Una come la Pennetta o come la Vinci, questi non la meritano.

domenica 13 settembre 2015

Giornalisti, tornate alle Scuole Elementari



Kamilah Brok, la polizia non crede che lei, afroamericana, possa essere la proprietaria di una Bmw: rinchiusa per 8 giorni in un ospedale psichiatrico.
 
Otto lunghissimi e terribili giorni chiusi in una cella di un'ospedale psichiatrico solo perché la polizia non le aveva creduto. A cosa? Che una donna di colore potesse essere la proprietaria di una Bmw. Sta facendo molto discutere in America, come ha raccontato Huffpost Usa, la storia della banchiera trentaduenne Kamilah Brok. Fermata ad un semaforo perché "non aveva le mani sul volante" e per un controllo la donna è stata prima arrestata dalla polizia di Harlem e poi rinchiusa per otto giorni nell'ospedale psichiatrico di Harlem. Sedata e forzata a prendere medicinali contro la sua volontà.
Oggi Kamilah è tornata a raccontare la sua storia in tv parlando di quei terribili giorni, della denuncia avanzata contro la polizia alla Corte Distrettatuale dello stato di New York e di quei soldi (13 mila dollari di spese mediche) che non intende pagare per tutto ciò che le è successo. "Se al mio posto ci fosse stata una donna bianca sarebbe accaduto lo stesso?" chiede in una intervista ad Huffpost.
Lo scorso anno la donna stava ascoltando musica a tutto volume nella sua Bmw mentre era ferma al semaforo di Harlem.
Ballava, picchiettava: la polizia l'ha fermata chiedendole di uscire dalla macchina. Il veicolo è stato preso in custodia e, dopo essere stata trattenuta senza alcuna specifica accusa, lei ha provato a riprenderselo. Quando gli agenti hanno saputo che era lei la titolare di quella BMW 325Ci 2003, secondo il racconto della donna, non le hanno creduto. "Bugiarda" le avrebbero detto prima di ammanettarla e trasportarla all'ospedale. Sedata, denudata e trasportata su una barella la Brock avrebbe vissuto un calvario di otto giorni. Una storia che, se confermata, non fa che incrementare una lunga lista di inquietanti episodi razzisti che l'America ha vissuto negli ultimi mesi.
 
Ho pubblicato questo articolo di una primaria testata giornalistica particolarmente interessante non solo per il suo contenuto, ma anche per evidenziare ciò che sta accadendo sempre più spesso sulle pagine dei nostri quotidiani. Errori grammaticali madornali commessi nella stesura degli articoli medesimi da parte di chi li scrive. Dando per scontato che i giornalisti utilizzino i computer per scrivere i loro servizi e che quindi possano usufruire dei normali correttori contenuti nei programmi utilizzati, quello che lascia basiti è che non solo non se ne tenga conto, ma che non ci sia nessun controllo ortografico prima di pubblicare l'articolo. Che dire? Ormai la lingua italiana è diventata un optional.
In questo "pezzo" ci sono tre errori grammaticali da far impallidire una qualsiasi insegnante di italiano. Vi invito a trovarli.   

martedì 8 settembre 2015

Un racconto incompiuto...


 
Purtroppo devo interrompere la pubblicazione del racconto "Stalking - Una storia vera" di Laila Senna.
Laila sta male.
Il suo stalker  ha ripreso a perseguitarla con ingiurie, insulti e minacce e lei non riesce più a reggere il peso di questo suo dramma personale.
Laila è sola, nessuno la sta aiutando, è alla mercé del suo aguzzino.
Io mi chiedo come sia possibile che lo stalker , tra l'altro già oggetto di ripetute denunce, possa liberamente e pubblicamente distruggere la vita di una donna.
Questo caso dimostra ancora una volta tutti i limiti dell'attuale legge contro lo "stalking". Il problema non è stato risolto. Anzi. La certezza della pena per i persecutori, anche recidivi, non esiste.
L'unico modo perché finiscano in galera è che ammazzino la loro vittima.
Complimenti al nostro legislatore e alle Forze di Polizia che hanno il preciso compito di difendere l'incolumità dei cittadini, ma che nei casi di stalking fanno esattamente il contrario.
Forza Laila, ti siamo vicini.
 

lunedì 24 agosto 2015

Casamonica: a Roma si è celebrato il funerale dell’antimafia di Stato



L’altro giorno a Roma, mentre la musica del Padrino accompagnava l’ultimo viaggio terreno di Vittorio Casamonica tra petali e gigantografia, si celebrava il funerale dell’antimafia di Stato. Esequie iniziate anni fa in un silenzio, ovviamente, tombale. La Questura ha minimizzato, la Prefettura ha ignorato, il prete non ha capito, il Comune ha dormito. Ora dopo l’indignazione da tastiera bisogna capire se qualcuno di questi vertici pagherà con la destituzione.
Giorni fa mi era giunta voce, poi confermata, che il colonnello Ultimo era stato esautorato dal comando del Noe, il nucleo ecologico dei carabinieri. In Italia chi indaga colletti bianchi, mafiosi e politici conniventi viene prontamente rimosso. Meglio chi sonnechia, abbozza, non crea imbarazzi.
Tornando al pacchiano funerale penso che da tempo assistiamo alle celebrazioni della scomparsa dell’antimafia di Stato. A Roma è così da anni e senza che i politici indignati per i petali e le note del Padrino abbiano mosso un dito. I funerali dell’antimafia di Stato si celebrano da tempo per incapacità e sottovalutazione degli organismi posti alla repressione del fenomeno,  con le eccezioni di rito, ma anche per la serena compiacenza di gran parte della società civile (?) di fronte a portatori sani di voti e soldi, che come noto, non hanno odore.
A Roma la mafia non esiste e già questo è un ottimo inizio di funerale. Non esiste per la giustizia. Fino al 2012, infatti, con la condanna di alcuni appartenenti a una famiglia proveniente dal casertano, non c’era stata nessuna sentenza per 416 bis, il reato associativo mafioso. E chi conosce bene le aule dei tribunali ti spiega che il lavoro di pm e polizia giudiziaria, per anni, è stato vanificato da sentenze che chiarivano che nella capitale le mafie non esistono perché non c’è omertà.
E i Casamonica non sono boss, nessuno di loro è mai stato condannato per mafia. Lo stesso dicasi per i beni confiscati alle organizzazioni criminali. Come noto hanno un valore simbolico notevole. A Roma, ce ne sono decine inutilizzati, lasciati marcire e alcuni ancora occupati dai familiari dei soggetti destinatari di confisca.
Insomma, un fallimento. L’ultima volta che sono stato nel quartiere dei Casamonica, con scorta della polizia, alcuni immobili sotto confisca erano alla mercé di chiunque, ma non nelle mani dello Stato. Piovano petali! A Roma è stato possibile riempire pagine di giornali sul sequestro alla ‘ndrangheta del Café de Paris, ma in silenzio si è assistito alla chiusura del locale mentre era sotto il controllo giudiziario. Che inizi la musica! A Roma alcune zone di quartieri come San Basilio, ma anche Pigneto e San Lorenzo in forma diversa, sono affidate ad organizzazioni in grado di garantire vedette, controlli e spaccio 24 ore su 24.
A Roma politici, imprenditori e magistrati siedono nei ristoranti bene, anche se gestiti dagli amici degli amici. Ricordo con amarezza le parole del sindaco Ignazio Marino che, quando gli chiesi di alcune scelte politiche messe in campo, mi rispose che i giornalisti in questi anni avevano sonnecchiato. La stampa ha di certo colpe, ma sono inutili le accuse nel mucchio senza conoscere nulla del percorso di chi si ha di fronte. Il primo cittadino arrivò a dire in un delirio di onnipotenza che con loro i cattivi vanno in galera, vestendo i panni dello sceriffo. Dimenticando di dire che se muoiono “I re di Roma” – ricordando la gigantografia – i vigili fanno la scorta e, per ammissione degli agenti, si fottono di paura.
Nei palazzi della Capitale mentre si davano lezioni di antimafia ai comuni del casertano, mostrando compassione mista a rassegnazione, e si guardava spaventati Gomorra,  un’organizzazione criminale comprava un pezzo di Consiglio comunale di Roma Capitale. Ma quando è venuto il momento di decidere sullo scioglimento per mafia si è scelta la ragion di Stato. Niente azzeramento. Lo ha deciso il prefetto di Roma Franco Gabrielli che, in quelle ore, dissertava delle differenze tra Roma e le terre del Sud, con una visione impregnata di sottovalutazione.
Dissertazioni che ricordano il suo predecessore Giuseppe Pecoraro, che minimizzava in merito alla presenza mafiosa a Roma. Insomma la Capitale è diversa e non bisogna esagerare, figurarsi sciogliere il Consiglio comunale per infiltrazioni della malavita. Come ti permetti di pensarlo? E’ vero, ci sono tutte le condizioni, la legge lo prevede, ma mica stai nel profondo sud, nei paesi di Gomorra, nella culla della ‘ndrangheta. E, infatti, siamo a Roma dove la mafia non esiste e i funerali dell’antimafia di Stato si celebrano da tempo. Ora, però, godiamoci un poco di sana indignazione dei partiti di tgoverno, di chi amministra questa città da anni, ma non si era accorto di nulla.
I quattro petali e il funerale pacchiano hanno solo dato l’estrema unzione all’antimafia di Stato e la stura ad una indignazione per larga parte inutile, e profondamente ipocrita.

NELLO TROCCHIA, cronista.

giovedì 20 agosto 2015

De Laurentiis sciacquati la bocca



Negli ultimi tempi si parla sempre più spesso di razzismo nei confronti dei tifosi napoletani, di curve avversarie inneggianti l'eruzione del Vesuvio, di Napoli che puzza ed è appestata.
Questo è innegabilmente un fenomeno da stigmatizzare e condannare ed è giusto applicare le severe sanzioni previste per i casi della specie. 
Detto questo, c'è un personaggio napoletano che fa proprio di tutto per attirarsi le antipatie e l'irritazione dei non napoletani.
Mi riferisco ad Aurelio De Laurentiis, Presidente del Napoli Calcio, personaggio che si caratterizza per la sua continua arroganza e presunzione.
L'ultima sua "uscita" l'ha fatta ieri.
Cos'è successo? E' successo che ha cercato disperatamente di acquistare un calciatore del Torino Calcio. Ma dato che il Presidente del Torino Calcio, Urbano Cairo, si è "permesso" di rifiutare l'offerta del Napoli giudicandola "non congrua", il Sig. De Laurentiis ha affermato, dopo aver espresso parole di disprezzo nei confronti del giocatore in questione ("non vale più di 12 mln. di euro" contro una richiesta di 25 mln.), "che giocare nel Toro non è come giocare con la maglia azzurra".
Allora, premesso che la frase sarebbe risultata offensiva anche se rivolta all'Albinoleffe, espressa nei confronti del Toro ha letteralmente scatenato le reazioni imbufalite dei tifosi della squadra granata, che hanno inondato i Forum di dichiarazioni stizzite.
A questo punto c'è da chiedersi se il Sig. De Laurentiis conosca la storia del Torino Calcio, una delle società italiane più blasonate di tutti i tempi con un seguito di milioni di tifosi in tutto il mondo.
E il suo Napoli cos'è? E' una società pescata in Serie C dopo il fallimento nel 2004 e che da allora, nonostante investimenti milionari, ha vinto soltanto due Coppe Italia e una Supercoppa Italiana.
Risultato: in 11 anni Scudetti = ZERO.
Per concludere mi rivolgo direttamente al Sig. De Laurentiis e gli di dico che d'ora in avanti, soltanto dopo avere avuto una squadra con 11 campioni che ha vinto 4 scudetti di fila, che ha avuto 10 giocatori nella Nazionale Italiana e che soltanto un destino bastardo ha stroncato per sempre, ecco soltanto allora potrà nuovamente pronunciare la parola "Toro".            

martedì 18 agosto 2015

Un po' di Megan e un po' di Angelina e ottieni il volto perfetto



Cosa fa un volto perfetto? Secondo alcune teorie a rendere speciale un viso è la simmetria che avvicina alla perfezione l'aspetto di una persona. Pedro Berg Johnsen però si è spinto oltre e prendendo i volti di alcuni dei divi più belli di sempre si è divertito a mixarli creando così i volti perfetti. E scoprendo che alcuni dei nostri beniamini diventano speciali se mixati ai loro colleghi. E così se prendete Megan Fox, già bellissima di suo, e l'assemblate con Angelina Jolie ottenete il capolavoro che vedete in questa foto. “Il mescolamento è fatto da un programma che si chiama SqirzMorph, è gratis e abbastanza semplice da usare”, ha dichiarato Johnsen, che ha pubblicato i suoi lavori su thatnordicguy.deviantart.com. Lui si è divertito con star del calibro di Colin Farrell, Brad Pitt, Scarlett Johansson... Ora tocca a voi provarci!

LA NOTTE DELLA UNO BIANCA