martedì 7 aprile 2015

Genitori peggio dei figli



Tornato da una breve vacanza non posso non parlare di quanto avvenuto nei giorni scorsi a Roma ad una scolaresca di Cuneo che si è resa protagonista dell'ennesimo caso di bullismo. Un ragazzo è stato sottoposto a ripetuti abusi da parte dei suoi "compagni" e "compagne", filmato e messo su Whatsapp.
Premesso che i "fenomeni" che si sono resi protagonisti di questo episodio meriterebbero di essere mandati tre mesi a raccogliere pomodori in qualche piantagione della San Marzano e che è assolutamente condivisibile la sanzione che è stata presa nei loro confronti, ovvero il quattro in condotta con presumibile perdita dell'anno scolastico, quello che lascia sconcertati è stato l'atteggiamento di una parte dei genitori che ha preso le difese dei propri marmocchi, poverini così duramente puniti, affermando che, suvvia, si è trattato di una ragazzata, di una goliardata come ne succedono a bizzeffe e che male c'è se poi l'accaduto è stato filmato e messo in rete, quanti di questi episodi finiscono sui social network senza che accada nulla.
Questi piccoli bricconcelli, per un episodio del quale è stata esagerata la portata, adesso rischiano di perdere l'anno, arrecando anche un danno economico alle famiglie che saranno costrette a far fronte ad ulteriori spese causate dalla bocciatura.
Allora io vorrei incontrare uno di questi genitori, guardarlo in faccia e chiedergli: "Ma tu, che educazione hai avuto? Quali valori ti hanno insegnato i tuoi genitori? Quali valori tu stai insegnando ai tuoi figli? Se l'episodio fosse successo alla tua nobile creatura, avresti reagito nello stesso modo?".
Capite perché i giovani di adesso sono una massa di caproni che pensano soltanto ad avere il telefonino più "figo" da mostrare tronfi ai loro compagni.
Perché, fortunatamente non in tutti i casi, si fanno scudo di genitori che sono più idioti di loro, che non seguono i figli a scuola, tanto a fine anno sono lo stesso tutti promossi perché i professori, come tanti maghi Silvan, trasformano i tre o i quattro in sei, perché non c'è parvenza di un insegnamento dei veri valori, cioè di quelli che consentiranno ai nostri figli di essere la classe dirigente di domani. Mi viene da piangere se penso che i ragazzi di oggi saranno quelli che domani avranno le redini della Nazione. 
E allora non stupiamoci se un gruppo di genitori senza alcun pudore contesta una sanzione sacrosanta.
A ben pensarci a raccogliere tre mesi i pomodori ci manderei proprio i genitori e non i loro figli.    

lunedì 30 marzo 2015

Bruciata viva in piazza, ora Farkhunda è diventata l'eroina di Kabul



Accusata ingiustamente di aver bruciato il Corano, è stata assalita da una folla di uomini davanti a un santuario. Ora si scopre che la ventisettenne di Kabul era una colta studiosa di diritto islamico, che aveva denunciato i ciarlatani che vendono amuleti portafortuna ai fedeli più ignoranti. Ed è stata uccisa per questo. 

E' stata uccisa in pieno giorno, pestata da una folla di uomini inferociti, il corpo schiacciato da una pietra pesante. Si è detto di lei che era debole di mente, una poveraccia capitata per caso davanti a un santuario, ingiustamente accusata di aver bruciato il Corano, vittima di un assassinio brutale.
Per la morte della 27enne Farkhunda, avvenuta a Kabul il 21 marzo scorso, sono scese in piazza oltre tremila persone. Molte erano donne, il volto dipinto di rosso a ricordare la sua faccia sfigurata dalle botte. Altre donne hanno portato la sua bara al funerale. A qualche giorno di distanza, una nuova verità emerge: quella di una giovane donna istruita, una studiosa della legge islamica indignata dalle pratiche superstiziose che si svolgevano davanti a uno storico santuario della sua città, uccisa perché disturbava gli affari dei mercanti del tempio.
E' il New York Times a tirare le somme delle indagini avviate a Kabul all'indomani della sua morte e in seguito all'indignazione popolare per l'accaduto: Farkhunda durante una cena di famiglia aveva annunciato la sua decisione di denunciare pubblicamente la vendita di amuleti portafortuna e preghiere da parte dei mullah come atto di superstizione  e contrario all'Islam.
A quanto pare, il suo atto di donna devota e istruita le è costato caro: un uomo ha cominciato a gridare che aveva bruciato il Corano, una folla inferocita le si è radunata intorno, gli uomini hanno cominciato a picchiarla e infine hanno dato fuoco al suo corpo.
Ora molti la considerano un'eroina, una martire del vero Islam. L'uomo che l'ha falsamente accusata di aver bruciato il Corano è in prigione e almeno un'altra ventina tra coloro che hanno partecipato al linciaggio sono in carcere.
Il New York Times riferisce ancora che aveva osato dare ai venditori di amuleti del "mendicante da due rupie" e aveva invitato i fedeli ad andare a pregare in un'altra moschea. Vendicata la sua memoria, resta la paura delle donne di Kabul. Che sanno bene come sia facile morire per strada, solo per aver osato parlare. E aver denunciato, come spesso accade, un "business" nato dall'ignoranza.

domenica 29 marzo 2015

Bonino: ''Andiamo avanti contro questa 'bestiaccia' invadente''




"Quando mi hanno diagnosticato il cancro all'inizio non ho accettato l'idea di essere ammalata. Il privato non è il pubblico, quindi mi è costato dire di essere malata. Poi cita Luca Coscioni. "Dal corpo dei malati al cuore della politica. Io al Quirinale? Era possibile come sorpresa quando mi sono candidata pubblicamente nel 1999. Il mio è un nome che viene sempre tirato in ballo così, per darsi un tono. Però non penso che sia mai stato preso in considerazione seriamente da nessuno dei 1.000 grandi elettori. Non amo dare pagelle ai politici, perché non amo riceverle. Dico solo che l'esperienza non è un demerito. D'accordo sul rinnovamento generazionale, ma essere giovani non è un gran merito, succede, però vorrei segnalare che dura pochissimo.

venerdì 27 marzo 2015

Continua la promozione gratuita di Crime e Pàntaclo Su tutti gli Store!



Su tutti gli Store sta proseguendo la campagna promozionale dei miei ultimi due eBook: "Crime" e "Pàntaclo". Entrambi i libri sono in vendita gratuita senza limiti temporali.
Vista l'importanza dello Store indico solo il link di Amazon, ma, ripeto, i libri li potete trovare ovunque. 

martedì 24 marzo 2015

Non è un videogame



Mi sono chiesto più volte in questi giorni nei quali si sente parlare molto sui telegiornali dei "foreign fighters", ovvero di cittadini occidentali che vanno a combattere in Siria nel nome di Allah, quali siano i motivi o le ragioni che spingono questi giovani ad abbandonare gli agi della vita in un paese occidentale per catapultarsi in una realtà drammatica dove impera la guerra e il terrore. Che cosa spinge un giovane inglese o francese o italiano, che vive nell'epoca dell'iPhone e di Messi, ad abbandonare tutto, la famiglia, i genitori e magari la ragazza per imbracciare un kalashnikov e seminare la morte contro coloro che non la pensano come lui? Io credo che la risposta vada trovata all'interno della nostra stessa incancrenita società. Oggi i giovani non hanno più valori, se non quelli di portare i pantaloni con il cavallo basso e le mutande di marca bene in vista oppure di mettere delle inguardabili scarpe da ginnastica senza lacci. C'è una povertà di ideali che è disarmante e la colpa è anche o forse soprattutto dei genitori che non hanno mai tempo per seguire i loro figli e che quando si accorgono che hanno intrapreso una strada sbagliata è irrimediabilmente troppo tardi. Ma io mi chiedo come si possa diventare jihadista, quindi cultore dell'Islam, quindi cultore di una ben precisa religione, quando  questi ragazzi sono sicuro non hanno mai frequentato luoghi di culto e professato le loro religioni originarie. Che cosa ha di particolare la Jihad tanto da attirare dei giovani a combattere nel suo nome quando probabilmente questi stessi eroi non conoscono la differenza tra un libro di cucina ed il Corano. La risposta va trovata nella ricerca delle emozioni e dell'adrenalina. Questi ragazzi ammuffiti che passano il loro tempo al bar o a cazzeggiare in qualche centro commerciale, hanno bisogno di emozioni, ma di emozioni forti che neanche più le pasticche o la cocaina sono in grado di soddisfare. E allora partono, partono con il preciso intento di uccidere altri esseri umani, magari sgozzandoli, la più stratosferica delle emozioni. E non importa se lo fanno in nome di Allah, o di Budda o di Krishna: l'importante è farlo. E questo li fa sentire forti, invincibili, vivi ma pronti a morire, un'altra emozione fortissima.
Sono i nuovi mercenari, ma non al soldo di qualcuno. A loro basta vivere in prima persona uno dei tanti giochi di guerra imparati alla play station.
Non sono più ragazzi svaccati sul divano a guardare stronzate alla televisione, dei quali non gliene frega un cazzo a nessuno. Loro ora sono i "foreign fighters".

Pedofilia, Papa Francesco all'attacco



L'impegno di papa Francesco contro la pedofilia all'interno della Chiesa prosegue senza sosta. Il Pontefice lo ribadisce in una lettera ai superiori degli istituti religiosi e ai presidenti delle Conferenze Episcopali di tutto il mondo, confermando che non sarà abbassata la guardia su questo fenomeno: "Non c'è assolutamente posto nel ministero per coloro che abusano dei minori". Poi sottolinea come la tendenza che ha caratterizzato la Chiesa nel passato di tenere i casi nascosti per evitare scandali sia da respingere: "Non potrà, pertanto, venire accordata priorità - spiega - ad altro tipo di considerazioni, di qualunque natura esse siano, come ad esempio il desiderio di evitare lo scandalo".
"Le famiglie - scrive Francesco - devono sapere che la Chiesa non risparmia sforzi per tutelare i loro figli e hanno il diritto di rivolgersi ad essa con piena fiducia, perchè è una casa sicura". E invita vescovi e sacerdoti ad incontrare le vittime degli abusi: "Un dovere assoluto dei pastori". Il papa esorta vescovi e sacerdoti ad appoggiarlo nel "continuare a fare tutto il possibile per sradicare dalla Chiesa la piaga degli abusi sessuali sui minori e aprire una via di riconciliazione e di guarigione in favore di coloro che sono stati abusati".
Il Pontefice spiega nella lettera che "l'incontro con alcune persone che hanno subito abusi sessuali da parte di sacerdoti mi ha offerto l'occasione di essere diretto e commosso testimone dell'intensità delle loro sofferenze e della solidità della loro fede" e ripercorre nel testo l'iter che lo ha portato ad istituire la Commissione per la protezione dell'infanzia, da lui affidata al cardinale Sean O'Malley e della quale fanno parte anche due vittime di abusi.
Per fare pulizia ed evitare che in futuro si ripetano abusi sessuali, papa Francesco chiede di "vigilare con attenzione affinchè si dia piena attuazione alla Lettera circolare emanata dalla Congregazione per la Dottrina della Fede il 3 maggio 2011 per aiutare le Conferenze Episcopali nel preparare linee-guida per il trattamento dei casi di abuso sessuale nei confronti di minori da parte di chierici". La lettera, inviata quando c'era ancora Ratzinger sul Soglio di Pietro, spiega la procedura da seguire in caso di abusi sessuali di sacerdoti su minori. Il documento ricorda che "la responsabilità nel trattare i casi spetta in un primo momento ai vescovi o ai Superiori Maggiori" e, se dopo un'indagine le accuse vengono ritenute credibili, il caso deve essere deferito alla Congregazione per la Dottrina della Fede. Inoltre ricorda che le indagini devono essere condotte "con il dovuto rispetto nel proteggere la riservatezza delle persone coinvolte e con la debita attenzione alla loro reputazione". Poi impegna le autorità ecclesiastiche ad offrire "assistenza spirituale e psicologica alle vittime" e dispone che "venga escluso il ritorno del chierico al ministero pubblico se detto ministero è di pericolo per i minori o di scandalo per la comunità".


Davide contro Golia



Sono ore d'ansia presso le Cancellerie europee. Si stanno svolgendo le trattative sulla Grecia e il loro risultato potrebbe causare degli effetti sui mercati finanziari allo stato attuale imprevedibili. Dando per scontato che la Merkel non accetterà mai le condizioni poste dal "comunista" Tsipras, bisognerà capire quale sarà il contenuto dell'eventuale accordo tra i due capi di Governo.
Lo scenario più temuto dai burocrati di Bruxelles alla vigilia delle elezioni greche, ossia una vittoria schiacciante di Tsipras che gli consentisse di imporre alla Troika un drastico ridimensionamento del debito greco e un altrettanto drastico ridimensionamento dei sacrifici e delle misure di politica sociale subite in questi anni per potere ottenere la stratosferica cifra di 200 miliardi di euro per evitare il default, per loro fortuna non si è avverato.
Parliamoci chiaro. Io tifo per Tsipras e spero che, al di là degli inevitabili proclami elettorali che avevano lo scopo di arrivare alla pancia della gente, il politico greco abbia realmente la capacità e la forza per imporre alla Merkel almeno in parte le sue condizioni.
Quello della Grecia è senz'altro l'esempio più eclatante del fallimento dell'adozione della moneta unica in Europa. E' stato un atto scellerato quello di integrare nell'area Euro Paesi politicamente, economicamente e finanziariamente così diversi tra di loro. Non si può paragonare la Germania o l'Olanda con la Grecia e il Portogallo e purtroppo anche con l'Italia. Si sono imposte regole univoche e comuni a Paesi distanti anni luce tra di loro. E questi sono i risultati. Ma poi quello che è veramente grottesco è che i Ragionieri Filini della Commissione Europea, così pronti a fare le pulci su ogni provvedimento economico degli Stati membri, hanno accolto a braccia aperte la Grecia nella moneta unica senza minimamente accorgersi che i conti all'epoca presentati dal Governo Ellenico erano clamorosamente taroccati. Quando se ne sono accorti, era ormai troppo tardi e i poveri cittadini greci hanno iniziato a subire le pesanti rappresaglie rappresentate da provvedimenti economici tutti "lacrime e sangue".
Ecco la ragione per la quale tifo per Tsipras. I cittadini Greci non hanno colpe e non è giusto che paghino per l'idiozia e il suicidio economico dei loro governanti. Se Tsipras riuscirà ad aprire un pertugio nel Fort Knox di Bruxelles, forse avremo tutti una speranza che l'Unione capeggiata dalla Merkel abbandoni, almeno in parte, l'austera politica economica fatta di numeri non negoziabili e apra invece la via a misure economiche sostenibili e finalizzate allo sviluppo e alla creazione di nuovi posti di lavoro. 

LA NOTTE DELLA UNO BIANCA