lunedì 9 marzo 2015

L'ex tesoriere che ora fa il caffè



La seconda vita di Francesco Belsito.
L’ex tesoriere della Lega, inquisito, gestisce un bar a Genova

Davanti alla sua gelateria, l’altra mattina, li ha visti sfilare tutti. Leghisti noti e meno noti, il segretario Salvini e il candidato governatore Rixi in testa. E lui lì, al bancone dei bignè e delle sfogliatelle, oppure dietro alla cassa.  
Il giorno dopo, Francesco Belsito, giura di non aver provato, nemmeno per un istante, la tentazione di uscire e seguire il popolo della Lega al Teatro della Gioventù che è a due passi dal Balilla, bar simbolo della city: il locale nel quale Belsito è entrato come socio, all’inizio della sua seconda vita, dove l’unico verde è quello dei coni al pistacchio e dello sciroppo alla menta.  
«No, non ho provato nemmeno per un attimo il desiderio di uscire per ascoltare il comizio, sarebbe stato come un salto indietro nel tempo - dice - fino a un passato che non mi appartiene più. Il mio presente adesso è qui, in questo bar». 
Belsito giura di non voler parlare. Ma (di fronte all’impegno di mettere per qualche minuto da parte le vicende giudiziarie sui diamanti e sui rimborsi elettorali allegri attorno a The Family) segue il cuore e si lascia andare. Riepilogando: Salvini, non è entrato nemmeno per un salto o per un caffè? «No». Rixi, che è sempre stato suo amico? «Nemmeno, non erano tenuti a farlo e politicamente forse era giusto così. Però militanti sì, parecchi sono venuti. E a chi mi ha chiesto un parere ho detto che Salvini sta facendo un buon lavoro». Certo, lei rappresenta una parte consistente della storia della Lega. «Lo so».  
Ogni stagione ha i suoi simboli, l’ampolla dell’acqua del Po di Bossi, col trascorrere degli anni, ha lasciato il posto ai diamanti della Tanzania e ai lingotti d’oro di Belsito, poi alle ramazze di Maroni, ora alle felpe di Salvini. Ma guai a fermarsi alle apparenze: dietro all’ampolla (e ai diamanti e alle ramazze e alle felpe) c’è molto di più. Nel bene e nel male. 
«Ho scelto da tempo di non parlare di queste cose, è una mia decisione e non cambio certamente idea. Perché tutto ciò che è legato alle vicende giudiziarie lo affido ai miei avvocati e il resto ce l’ho nel cuore, è una cosa privata». Va bene. Ma cosa pensa di Salvini, che le ha fatto un regalo non piccolo, visto che la Lega ha rinunciato a chiederle un risarcimento milionario? «Sta facendo quello che è giusto, cavalcando il malcontento della gente che non ne può più. Il futuro della Lega è lui». 
Per Belsito la Lega è qualcosa che appartiene a un’altra epoca, lui stesso è il passato, però è un passato scomodo. «Quando la vicenda processuale sarà finalmente conclusa, scriverò un libro», promette. O minaccia. 
E cosa dice di Rixi, il candidato della Lega alla guida della Liguria (un tempo suo amico)? «Spero che possa fare bene, certo il suo programma elettorale non lo conosco. E il programma, per un candidato, dovrebbe essere la cosa più importante. Sbaglio?». Probabilmente no, non sbaglia. E pazienza se nell’altra vita di Belsito, quando Bossi era ancora il senatùr non sempre le campagne elettorali si basavano su proposte concrete e progetti.  

«Mi auguro che Rixi ce l’abbia almeno nella testa, un programma. Ma adesso proprio devo andare, qui si lavora». Tra gelati al pistacchio e caffè lisci o politicamente corretti, la seconda vita del tesoriere Belsito è tra la cassa e il banco di un bar. La terza, quella da scrittore (per ora solo annunciata) fa già paura a qualcuno. 

sabato 7 marzo 2015

8 marzo, Festa delle Donne



Forse non ho studiato abbastanza. Sto ancora cercando di capire cosa pensano le donne a proposito della Festa a loro dedicata. 
Certo, un po’ è come San Valentino: sembra più una giornata volta a far festeggiare fiorai e ristoratori, piuttosto che le donne stesse.
E poi, perché una Festa della Donna? Non sono sicuro che le Donne si sentano davvero pari all’uomo. Non è dimostrazione di parità il fatto che si riuniscano in branchi per andare a sghignazzare al pub, dove le aspetta lo spogliarellista col capello unticcio pronto a farsi infilare dieci euro nell’elastico del – mio Dio – tanga.
Ma d’altronde, di dimostrazioni di parità ce ne sono ben poche.
Non è parità quando vai al lavoro e vieni pagata meno anche se svolgi  la stessa mansione di un uomo.
Non è parità quando per strada, sull’autobus, nei supermercati vieni assalita – sì, dico assalita – da attenzioni non richieste, occhiate viscide ed indesiderate, mani che vagano qua e là approfittando di una vicinanza che non può essere evitata.
Non è parità quando non puoi andare in stazione alle undici di sera se indossi una minigonna.
Non è parità se vieni aggredita e qualcuno pensa che sotto sotto tu “te la sia andata a cercare”.
Non è parità nemmeno se ti dicono “E però il buon senso, ragazze…” sottintendendo che in un certo modo NON TI PUOI PROPRIO VESTIRE se no…vedi sopra.
Non è parità se quando cerchi lavoro ti chiedono qual è la tua situazione sentimentale e se intendi fare figli (e sia chiaro che se li vuoi, il lavoro non lo avrai).
Non è parità se quando lavori otto ore, poi a casa devi andare avanti per altre sei, perché . Perché è compito tuo. Perché se no non sei una buona compagna.
Queste sono solo alcune cose che mi vengono in mente, da un elenco che sarebbe molto più lungo.
Ai miei colleghi uomini dico: sì, portatele un mazzetto di mimose. Ma più ancora, pensate che siete privilegiati, anche se di tali agevolazioni neanche vi accorgete perché, semplicemente, è sempre andata così. 
Alle donne invece faccio gli auguri. E le ringrazio per tutto quello che fanno e non si accorgono nemmeno di darci.

venerdì 6 marzo 2015

Da oggi "CRIME" gratis su tutti gli Store !



Una notizia importantissima.
Ho ritirato "Crime" da KDP Amazon e l'ho ripubblicato con YOUCANPRINT.
Il risultato? Da oggi il libro è in vendita gratuita su tutti gli STORE, a tempo indeterminato.

Per ora il libro è disponibile su:

STORE IN CUI IL LIBRO E' GIA' IN VENDITA

Nel corso di qualche giorno il libro sarà disponibile anche su tutti gli altri Store.
A questo punto tocca a Voi lettori cogliere questa opportunità relativa a un libro al quale io tengo moltissimo e che si può considerare come la sintesi della mia attività editoriale.
Un caro saluto a tutti.

giovedì 5 marzo 2015

Grazie e ancora grazie !


Questa mattina ho appurato che il mio appello lanciato il 3 marzo è stato recepito alla grande. Infatti oggi "Thriller Trilogy" è al secondo posto nella TOP TEN generale di MediaWorld e al primo nella sezione "Gialli e thriller".
Che altro dire se non un grazie di cuore a tutti i lettori.

Come rimpiango Bossi...


Premetto che non sono un leghista e dubito fortemente che mai lo sarò. Quando però alla guida del partito c'era Umberto Bossi, la linea politica perseguita dalla formazione era abbastanza chiara. Collocamento nel centrodestra, ma senza alcuna deriva fascistoide. Anzi si può dire che la Lega fosse senz'altro un partito moderato, nonostante le uscite scissionistiche e talvolta xenofobe, che facevano però più parte del bagaglio demagogico e populista dei singoli esponenti del partito, primo fra tutti il simpaticissimo Borghezio.
Bossi non si sarebbe mai alleato con i fascisti, basti ricordare i suoi rapporti non proprio idilliaci con Gianfranco Fini.
Ma ora cosa è la Lega (ammesso che di un sol partito si possa parlare, visto l'andazzo in Veneto dove Tosi è perennemente in contrasto con i vertici della Lega stessa)?
Salvini è ossessionato da Renzi, del quale cerca disperatamente di imitare gli stessi mezzi comunicativi e sta portando il partito sempre più a destra, prima strizzando l'occhio a Marine Le Pen e poi addirittura facendo manifestazioni assieme a CasaPound.
Questo è veramente incredibile e credo che molti leghisti della vecchia generazione non riescano a capire, come forse non lo capiamo realmente noi stessi, quale sia il reale disegno politico di Salvini.
Un fatto è certo. Da quando Salvini guida il partito, c'è un assordante silenzio. 
Quello del vecchio capo. Il Senatur.     

martedì 3 marzo 2015

Thriller Trilogy



Buongiorno a tutti.
Chiedo un piccolo favore a chi fosse intenzionato ad acquistare il mio eBook "Thriller Trilogy" in formato epub.
Acquistatelo su MediaWorld - Net Ebook. Perché? Semplicemente perché su quello Store è da 8 mesi che il libro è nella TOP TEN e mi piacerebbe battere tutti i record relativi alle vendite dei libri degli autori auto-pubblicati.
Comunque in ogni caso grazie.

lunedì 2 marzo 2015

Chi è il mandante dell'omicidio Nemzov?



Nemzov, il giallo delle telecamere spente. La fidanzata: “Mi vietano di andare al funerale”

II sistema video sarebbe stato guasto. Il Comune smentisce. Ma le immagini non ci sono.

Il giorno dopo la grande manifestazione dell’opposizione a Mosca spunta un giallo che riguarda le telecamere di sorveglianza nella zona del delitto che secondo alcuni giornali russi erano spente perché «in riparazione».  
Il Comune di Mosca smentisce ribadendo che i sistemi funzionavo. Ma da quando, nella tarda serata del 27 febbraio, Nemzov è stato freddato da quattro colpi di pistola sul ponte Bolshoi Moskvoretski, è stato pubblicato solo un video (di scarsa qualità) delle registrazioni effettuate dalle telecamere di sorveglianza, da un punto in cui l’assassino rimane coperto per la maggior parte del tempo da un mezzo definito uno «spazzaneve».  
Molti giornalisti a Mosca hanno ricordato sui social network che anche solo effettuare delle riprese professionali da quel ponte, fa scattare l’arrivo della polizia in pochi secondi, che chiede permessi e autorizzazioni. Ma dopo l’assassinio di Nemtsov gli agenti hanno impiegato 10 minuti ad arrivare. Poche ore dopo la diffusone del video, sul canale Tvc, un ex fotografo dell’agenzia Tass, Mitya Aleshkovski, ha pubblicato su Twitter la foto di una telecamera direzionata «esattamente verso il luogo dell’omicidio», ma delle cui riprese non si ha notizia per ora. 
Intanto Anna Duritskaya, la giovane modella ucraina che si trovava in compagnia del compagno Boris Nemzov ha riferito di aver fornito la sua testimonianza e di non capire perché gli investigatori non le consentano di ripartire per l’Ucraina. La Duritskaya ha raccontato che gli investigatori la trattengono per motivi di sicurezza. Domani, ha aggiunto, non sarà in grado di partecipare ai funerali del compagno: «Non posso uscire, probabilmente non andrò». «Ora ho lo status di testimone. Ho dato tutte le possibili testimonianze e non capisco perché sono ancora nel territorio della Federazione russa», ha spiegato in una intervista alla tv indipendente Dozhd, sostenendo di voler rimpatriare per vedere la madre malata.  
Intervistata dalla tv indipendente Dozhd, la giovane modella ucraina ha sostenuto di non aver visto il killer del suo compagno. «Non so da dove è uscito l’assassino. Non ho visto perché tutto è successo alle mie spalle», ha spiegato. «Quando mi sono girata, ho visto solo un’auto bianca, ma non ho visto la marca o la sua targa. Non ho visto l’assassino entrare nella vettura». La donna ha aggiunto di non aver notato se erano pedinati. La donna ha escluso anche la gelosia tra i moventi dell’omicidio del suo compagno. «Non credo possa essere questa la ragione», ha detto, aggiungendo che né lei né Nemzov avevano ricevuto minacce di questa natura.  
Intanto la Corte russa ha negato al blogger anti-Putin Alexiei Navalni, che sta scontando 15 giorni di carcere per disturbo della quiete pubblica, di partecipare domani ai funerali dell’oppositore Boris Nemzov. Secondo i giudici, Navalni non ha diritto perché non è un parente né ha presentato circostanze esclusive.  

LA NOTTE DELLA UNO BIANCA