giovedì 5 marzo 2015

Grazie e ancora grazie !


Questa mattina ho appurato che il mio appello lanciato il 3 marzo è stato recepito alla grande. Infatti oggi "Thriller Trilogy" è al secondo posto nella TOP TEN generale di MediaWorld e al primo nella sezione "Gialli e thriller".
Che altro dire se non un grazie di cuore a tutti i lettori.

Come rimpiango Bossi...


Premetto che non sono un leghista e dubito fortemente che mai lo sarò. Quando però alla guida del partito c'era Umberto Bossi, la linea politica perseguita dalla formazione era abbastanza chiara. Collocamento nel centrodestra, ma senza alcuna deriva fascistoide. Anzi si può dire che la Lega fosse senz'altro un partito moderato, nonostante le uscite scissionistiche e talvolta xenofobe, che facevano però più parte del bagaglio demagogico e populista dei singoli esponenti del partito, primo fra tutti il simpaticissimo Borghezio.
Bossi non si sarebbe mai alleato con i fascisti, basti ricordare i suoi rapporti non proprio idilliaci con Gianfranco Fini.
Ma ora cosa è la Lega (ammesso che di un sol partito si possa parlare, visto l'andazzo in Veneto dove Tosi è perennemente in contrasto con i vertici della Lega stessa)?
Salvini è ossessionato da Renzi, del quale cerca disperatamente di imitare gli stessi mezzi comunicativi e sta portando il partito sempre più a destra, prima strizzando l'occhio a Marine Le Pen e poi addirittura facendo manifestazioni assieme a CasaPound.
Questo è veramente incredibile e credo che molti leghisti della vecchia generazione non riescano a capire, come forse non lo capiamo realmente noi stessi, quale sia il reale disegno politico di Salvini.
Un fatto è certo. Da quando Salvini guida il partito, c'è un assordante silenzio. 
Quello del vecchio capo. Il Senatur.     

martedì 3 marzo 2015

Thriller Trilogy



Buongiorno a tutti.
Chiedo un piccolo favore a chi fosse intenzionato ad acquistare il mio eBook "Thriller Trilogy" in formato epub.
Acquistatelo su MediaWorld - Net Ebook. Perché? Semplicemente perché su quello Store è da 8 mesi che il libro è nella TOP TEN e mi piacerebbe battere tutti i record relativi alle vendite dei libri degli autori auto-pubblicati.
Comunque in ogni caso grazie.

lunedì 2 marzo 2015

Chi è il mandante dell'omicidio Nemzov?



Nemzov, il giallo delle telecamere spente. La fidanzata: “Mi vietano di andare al funerale”

II sistema video sarebbe stato guasto. Il Comune smentisce. Ma le immagini non ci sono.

Il giorno dopo la grande manifestazione dell’opposizione a Mosca spunta un giallo che riguarda le telecamere di sorveglianza nella zona del delitto che secondo alcuni giornali russi erano spente perché «in riparazione».  
Il Comune di Mosca smentisce ribadendo che i sistemi funzionavo. Ma da quando, nella tarda serata del 27 febbraio, Nemzov è stato freddato da quattro colpi di pistola sul ponte Bolshoi Moskvoretski, è stato pubblicato solo un video (di scarsa qualità) delle registrazioni effettuate dalle telecamere di sorveglianza, da un punto in cui l’assassino rimane coperto per la maggior parte del tempo da un mezzo definito uno «spazzaneve».  
Molti giornalisti a Mosca hanno ricordato sui social network che anche solo effettuare delle riprese professionali da quel ponte, fa scattare l’arrivo della polizia in pochi secondi, che chiede permessi e autorizzazioni. Ma dopo l’assassinio di Nemtsov gli agenti hanno impiegato 10 minuti ad arrivare. Poche ore dopo la diffusone del video, sul canale Tvc, un ex fotografo dell’agenzia Tass, Mitya Aleshkovski, ha pubblicato su Twitter la foto di una telecamera direzionata «esattamente verso il luogo dell’omicidio», ma delle cui riprese non si ha notizia per ora. 
Intanto Anna Duritskaya, la giovane modella ucraina che si trovava in compagnia del compagno Boris Nemzov ha riferito di aver fornito la sua testimonianza e di non capire perché gli investigatori non le consentano di ripartire per l’Ucraina. La Duritskaya ha raccontato che gli investigatori la trattengono per motivi di sicurezza. Domani, ha aggiunto, non sarà in grado di partecipare ai funerali del compagno: «Non posso uscire, probabilmente non andrò». «Ora ho lo status di testimone. Ho dato tutte le possibili testimonianze e non capisco perché sono ancora nel territorio della Federazione russa», ha spiegato in una intervista alla tv indipendente Dozhd, sostenendo di voler rimpatriare per vedere la madre malata.  
Intervistata dalla tv indipendente Dozhd, la giovane modella ucraina ha sostenuto di non aver visto il killer del suo compagno. «Non so da dove è uscito l’assassino. Non ho visto perché tutto è successo alle mie spalle», ha spiegato. «Quando mi sono girata, ho visto solo un’auto bianca, ma non ho visto la marca o la sua targa. Non ho visto l’assassino entrare nella vettura». La donna ha aggiunto di non aver notato se erano pedinati. La donna ha escluso anche la gelosia tra i moventi dell’omicidio del suo compagno. «Non credo possa essere questa la ragione», ha detto, aggiungendo che né lei né Nemzov avevano ricevuto minacce di questa natura.  
Intanto la Corte russa ha negato al blogger anti-Putin Alexiei Navalni, che sta scontando 15 giorni di carcere per disturbo della quiete pubblica, di partecipare domani ai funerali dell’oppositore Boris Nemzov. Secondo i giudici, Navalni non ha diritto perché non è un parente né ha presentato circostanze esclusive.  

La crisi dell'auto è finita?

 

Auto, la ripresa continua: a febbraio +13,2%
Il gruppo Fca meglio del mercato: le immatricolazioni balzano del 13,47%
 
La ripresa dell’auto continua. A febbraio le immatricolazioni hanno fatto registrare un balzo del 13,2%. Il gruppo Fca ha fatto meglio del mercato: le consegne sono state 37.789, in aumento del 13,47% sullo stesso mese del 2014, e la quota del gruppo presieduto da John Elkann e guidato dall’ad Sergio Marchionne è salita dal 28% al 28,06 per cento. Si tratta del miglior risultato degli ultimi cinque anni. Boom per Jeep, quasi 2.500 consegne (+290,6%) e quota all’1,8%, in crescita dell’1,3%.  
A spingere verso l’alto i risultati di Fca sono stati sia i modelli che da tempo dominano le vendite in Italia (500, 500L, Panda), sia le novità lanciate da poco, come la 500X e la Renegade, ormai stabilmente le più vendute del loro segmento.
«La crescita del mercato italiano è coerente con l’andamento positivo del mercato dell’Unione Europea, che in gennaio è pure in crescita (+6,7%), anche se con un tasso di sviluppo inferiore a quello fatto registrare in Italia», spiega il Centro Studi Promotor.   

domenica 1 marzo 2015

Il coccodrillo sì il maialino no

 
 
All’Expo anche il coccodrillo dello Zimbabwe. Ma il maialino sardo rimane bandito
Esportazione vietata a causa della peste suina. Nessuna deroga per l’evento di Milano
 
Ci sarà il pane carasau e non mancheranno il cannonau, il vermentino, il pecorino, i dolci e la bottarga. Ma non ci sarà il maialetto arrosto: “su proceddu”, delizia della tavola, la Sardegna non potrà farlo conoscere (e magari offrirlo) ai milioni di visitatori dell’Expò. A Milano la carne dei suini allevati nell’isola sarà assolutamente vietata. I turisti potranno gustare piatti a base di carne di coccodrillo dello Zimbabwe e anche insetti in varie salse, ma uno dei piatti più apprezzati della cucina sarda è stato messo al bando. E la stessa regola vale anche per i prosciutti e le salsicce. La ragione è molto semplice: in Sardegna è ancora diffusa la peste suina e da tempo vige il divieto assoluto di esportazione della carne di maiale e dei suoi derivati. 
Per l’Expò gli allevatori si aspettavano almeno una deroga ma il ministero della Salute e l’Unione europea per il momento hanno risposto picche. La Regione ha deciso di investire tre milioni e mezzo di euro per allestire una grande vetrina all’esposizione universale, ma il divieto di esportazione di carni e salumi scatena la protesta. Soprattutto tra gli allevatori.
La peste suina non è contagiosa per l’uomo, ma tra gli allevamenti della Sardegna il virus continua a diffondersi. Soprattutto nelle zone in cui i maiali crescono allo stato brado. I piani di eradicazione finora non hanno ottenuto risultati incoraggianti e anche per questo i turisti in arrivo all’Expò non potranno assaggiare “su proceddu” preparato secondo l’antica ricetta dei pastori. «Da tempo stiamo valutando le conseguenze di carattere sanitario e commerciale che potrebbero scaturire dall’immissione sul mercato di prodotti derivati da suini allevati in Sardegna – spiega il Ministero della Salute al notiziario economico “Chartabianca” – Uno degli elementi limitanti è che solo di recente è stato approvato un piano straordinario di eradicazione e controllo della peste suina africana. Nelle prossime settimane verranno prese in considerazione le misure messe in piedi dalle autorità sanitarie regionali per una valutazione compiuta dei risultati raggiunti».  
Dalle tavole sarde al Parlamento, "su proceddu" diventa un caso. E al ministro Beatrice Lorenzin arriva subito l’interrogazione del deputato del “Centro democratico”, Roberto Capelli: «Credo sia irragionevole che il padiglione Italia venga reso off limits ai maialetti sardi e che poi venga concessa la deroga per l’importazione di carni da nazioni con normative non in linea con i requisiti sanitari dell’Unione europea. La peste suina è un virus che arriva dall’Africa e che risulta dannoso solo per i suini. Gli allevatori sardi sono già in ginocchio per il divieto di esportazione dei loro prodotti, è inaccettabile che venga negata anche la vetrina dell’Expò». 
Sui social network il caso fa già molto discutere. E per protestare scendono in campo anche le associazioni degli allevatori: «Questa è una storia allucinante – sbotta il direttore regionale della Coldiretti, Luca Saba – In questo modo si danneggiano le ottomila aziende che rispettano alla lettera le regole e che allevano suini sanissimi e di ottima qualità». D’accordo anche l’assessore regionale all’Agricoltura, Elisabetta Falchi: «Sarebbe il colmo che sui banchi dell’esposizione milanese trovassimo insetti e carni di tutto il pianeta, come quella del coccodrillo, e che il suino isolano venisse lasciato alla porta. Non si può escludere uno dei prodotti di eccellenza del made in Italy».  

sabato 28 febbraio 2015

Venti di guerra


 

Gli incursori della Marina nelle acque vicino alla Libia

La San Giorgio salpata dalla Spezia in missione di addestramento. A bordo forze speciali
 
Sono partiti da Spezia e da Taranto, puntando verso la polveriera libica. Ma si fermeranno prima, al confine con le acque territoriali di Tripoli. Formalmente impegnati in un’esercitazione, anche se i connotati non sarebbero proprio quelli classici dell’addestramento: pronti a intervenire se la situazione dovesse precipitare. La notizia è stata confermata da diverse fonti. Le preoccupazioni di un improvviso precipitare degli eventi che potrebbero compromettere gli interessi strategici dell’Italia in Libia hanno fatto scattare l’allarme delle forze di difesa italiane. Tutto è accaduto tra giovedì e venerdì. I militari del reggimento San Marco sono arrivati alla Spezia nel cuore della notte. Hanno attraversato la città per poi costeggiare le vecchie mura dell’Arsenale e arrivare fino alla caserma del Comsubin (Comando subacquei e incursori), al Varignano, il promontorio a ovest del golfo. Lì gli incursori, già svegli, preparavano i mezzi, il necessario alla missione. Pronti a salire sulla nave San Giorgio, arrivata appositamente da Brindisi.
Il gasdotto da proteggere.  
La minaccia dell’Isis, fino a qualche mese fa, sembrava lontana. Ora l’Italia è costretta a intervenire. Non si tratta di un’azione di guerra. Si pianifica l’approdo in Libia, dove gli interessi commerciali italiani sono rilevanti. In particolare sulla costa, dove passa il Greenstream, il gasdotto subacqueo dell’Eni che si snoda fra la stazione di compressione di Mellitah, ed il terminale di ricevimento del gas di Gela, in Sicilia. Una struttura lunga 520 km, molti dei quali percorsi sotto il Mediterraneo, protetta dai 20mila uomini della guardia fedele al governo legittimo di Tobruk. Le zone intorno a Tripoli sono epicentri di caos, con intere aree contese tra Alba libica che ha stabilito un governo parallelo nella Capitale, e i jihadisti, in un contesto sempre più infuocato. Quasi due anni fa il terminal di Mellitah era stato occupato da un gruppo di berberi. Ora fa gola ai guerriglieri pronti a sabotare il nemico occidentale.   
Sulla missione, anche da Roma trapela qualche conferma ma nulla di ufficiale. Però la notte tra giovedì e venerdì alla Spezia non è passato inosservato l’arrivo della nave San Giorgio, mai giunta nel golfo ligure negli ultimi tempi, e progettata per costituire un’unità anfibia. Motoscafi e lance con a bordo mezzi e rifornimenti per i militari hanno fatto avanti e indietro senza sosta. Non ha attraccato nella vicina Marola, come accade di solito per gli addestramenti. Se ne stava ormeggiata di fronte al Varignano. Per tutta la mattina sono andate avanti le procedure di carico della nave, che poi all’ora di pranzo è salpata. Qualcuno da quelle parti se n’è accorto. È salito sulla punta del costone montuoso e ha scattato anche delle foto. Malgrado il massimo, la tensione e il nervosismo sono saltati agli occhi tra gli abitanti che a metà febbraio avevano assistito a un intensificarsi dell’attività addestrativa, con la portaerei Cavour. 
Manovre nel Mediterraneo.  
Le indiscrezioni raccolte vanno verso un’unica direzione: la Libia. Il gruppo operativo incursori dovrebbe rimanere in acque italiane. La tabella di marcia della San Giorgio prevede una sosta in Sicilia, presso la base di Augusta, questa mattina all’alba. Quel che è certo è che se l’opzione militare contro la Libia resta per ora esclusa dai piani del governo Renzi, in queste settimane la Marina Militare sta intensificando le manovre in Mediterraneo e dal 2 marzo ritornerà a effettuare l’ esercitazione «Mare Aperto» nelle acque del Tirreno e dello Ionio, con il dispiegamento di buona parte delle unità disponibili. Sarà un’occasione per «mostrare i muscoli» di fronte ad una crisi molto delicata. 
 

QUELLO CHE NON TI HO MAI DETTO