In gabbia

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lunedì 24 agosto 2015

Casamonica: a Roma si è celebrato il funerale dell’antimafia di Stato



L’altro giorno a Roma, mentre la musica del Padrino accompagnava l’ultimo viaggio terreno di Vittorio Casamonica tra petali e gigantografia, si celebrava il funerale dell’antimafia di Stato. Esequie iniziate anni fa in un silenzio, ovviamente, tombale. La Questura ha minimizzato, la Prefettura ha ignorato, il prete non ha capito, il Comune ha dormito. Ora dopo l’indignazione da tastiera bisogna capire se qualcuno di questi vertici pagherà con la destituzione.
Giorni fa mi era giunta voce, poi confermata, che il colonnello Ultimo era stato esautorato dal comando del Noe, il nucleo ecologico dei carabinieri. In Italia chi indaga colletti bianchi, mafiosi e politici conniventi viene prontamente rimosso. Meglio chi sonnechia, abbozza, non crea imbarazzi.
Tornando al pacchiano funerale penso che da tempo assistiamo alle celebrazioni della scomparsa dell’antimafia di Stato. A Roma è così da anni e senza che i politici indignati per i petali e le note del Padrino abbiano mosso un dito. I funerali dell’antimafia di Stato si celebrano da tempo per incapacità e sottovalutazione degli organismi posti alla repressione del fenomeno,  con le eccezioni di rito, ma anche per la serena compiacenza di gran parte della società civile (?) di fronte a portatori sani di voti e soldi, che come noto, non hanno odore.
A Roma la mafia non esiste e già questo è un ottimo inizio di funerale. Non esiste per la giustizia. Fino al 2012, infatti, con la condanna di alcuni appartenenti a una famiglia proveniente dal casertano, non c’era stata nessuna sentenza per 416 bis, il reato associativo mafioso. E chi conosce bene le aule dei tribunali ti spiega che il lavoro di pm e polizia giudiziaria, per anni, è stato vanificato da sentenze che chiarivano che nella capitale le mafie non esistono perché non c’è omertà.
E i Casamonica non sono boss, nessuno di loro è mai stato condannato per mafia. Lo stesso dicasi per i beni confiscati alle organizzazioni criminali. Come noto hanno un valore simbolico notevole. A Roma, ce ne sono decine inutilizzati, lasciati marcire e alcuni ancora occupati dai familiari dei soggetti destinatari di confisca.
Insomma, un fallimento. L’ultima volta che sono stato nel quartiere dei Casamonica, con scorta della polizia, alcuni immobili sotto confisca erano alla mercé di chiunque, ma non nelle mani dello Stato. Piovano petali! A Roma è stato possibile riempire pagine di giornali sul sequestro alla ‘ndrangheta del Café de Paris, ma in silenzio si è assistito alla chiusura del locale mentre era sotto il controllo giudiziario. Che inizi la musica! A Roma alcune zone di quartieri come San Basilio, ma anche Pigneto e San Lorenzo in forma diversa, sono affidate ad organizzazioni in grado di garantire vedette, controlli e spaccio 24 ore su 24.
A Roma politici, imprenditori e magistrati siedono nei ristoranti bene, anche se gestiti dagli amici degli amici. Ricordo con amarezza le parole del sindaco Ignazio Marino che, quando gli chiesi di alcune scelte politiche messe in campo, mi rispose che i giornalisti in questi anni avevano sonnecchiato. La stampa ha di certo colpe, ma sono inutili le accuse nel mucchio senza conoscere nulla del percorso di chi si ha di fronte. Il primo cittadino arrivò a dire in un delirio di onnipotenza che con loro i cattivi vanno in galera, vestendo i panni dello sceriffo. Dimenticando di dire che se muoiono “I re di Roma” – ricordando la gigantografia – i vigili fanno la scorta e, per ammissione degli agenti, si fottono di paura.
Nei palazzi della Capitale mentre si davano lezioni di antimafia ai comuni del casertano, mostrando compassione mista a rassegnazione, e si guardava spaventati Gomorra,  un’organizzazione criminale comprava un pezzo di Consiglio comunale di Roma Capitale. Ma quando è venuto il momento di decidere sullo scioglimento per mafia si è scelta la ragion di Stato. Niente azzeramento. Lo ha deciso il prefetto di Roma Franco Gabrielli che, in quelle ore, dissertava delle differenze tra Roma e le terre del Sud, con una visione impregnata di sottovalutazione.
Dissertazioni che ricordano il suo predecessore Giuseppe Pecoraro, che minimizzava in merito alla presenza mafiosa a Roma. Insomma la Capitale è diversa e non bisogna esagerare, figurarsi sciogliere il Consiglio comunale per infiltrazioni della malavita. Come ti permetti di pensarlo? E’ vero, ci sono tutte le condizioni, la legge lo prevede, ma mica stai nel profondo sud, nei paesi di Gomorra, nella culla della ‘ndrangheta. E, infatti, siamo a Roma dove la mafia non esiste e i funerali dell’antimafia di Stato si celebrano da tempo. Ora, però, godiamoci un poco di sana indignazione dei partiti di tgoverno, di chi amministra questa città da anni, ma non si era accorto di nulla.
I quattro petali e il funerale pacchiano hanno solo dato l’estrema unzione all’antimafia di Stato e la stura ad una indignazione per larga parte inutile, e profondamente ipocrita.

NELLO TROCCHIA, cronista.

giovedì 20 agosto 2015

De Laurentiis sciacquati la bocca



Negli ultimi tempi si parla sempre più spesso di razzismo nei confronti dei tifosi napoletani, di curve avversarie inneggianti l'eruzione del Vesuvio, di Napoli che puzza ed è appestata.
Questo è innegabilmente un fenomeno da stigmatizzare e condannare ed è giusto applicare le severe sanzioni previste per i casi della specie. 
Detto questo, c'è un personaggio napoletano che fa proprio di tutto per attirarsi le antipatie e l'irritazione dei non napoletani.
Mi riferisco ad Aurelio De Laurentiis, Presidente del Napoli Calcio, personaggio che si caratterizza per la sua continua arroganza e presunzione.
L'ultima sua "uscita" l'ha fatta ieri.
Cos'è successo? E' successo che ha cercato disperatamente di acquistare un calciatore del Torino Calcio. Ma dato che il Presidente del Torino Calcio, Urbano Cairo, si è "permesso" di rifiutare l'offerta del Napoli giudicandola "non congrua", il Sig. De Laurentiis ha affermato, dopo aver espresso parole di disprezzo nei confronti del giocatore in questione ("non vale più di 12 mln. di euro" contro una richiesta di 25 mln.), "che giocare nel Toro non è come giocare con la maglia azzurra".
Allora, premesso che la frase sarebbe risultata offensiva anche se rivolta all'Albinoleffe, espressa nei confronti del Toro ha letteralmente scatenato le reazioni imbufalite dei tifosi della squadra granata, che hanno inondato i Forum di dichiarazioni stizzite.
A questo punto c'è da chiedersi se il Sig. De Laurentiis conosca la storia del Torino Calcio, una delle società italiane più blasonate di tutti i tempi con un seguito di milioni di tifosi in tutto il mondo.
E il suo Napoli cos'è? E' una società pescata in Serie C dopo il fallimento nel 2004 e che da allora, nonostante investimenti milionari, ha vinto soltanto due Coppe Italia e una Supercoppa Italiana.
Risultato: in 11 anni Scudetti = ZERO.
Per concludere mi rivolgo direttamente al Sig. De Laurentiis e gli di dico che d'ora in avanti, soltanto dopo avere avuto una squadra con 11 campioni che ha vinto 4 scudetti di fila, che ha avuto 10 giocatori nella Nazionale Italiana e che soltanto un destino bastardo ha stroncato per sempre, ecco soltanto allora potrà nuovamente pronunciare la parola "Toro".            

martedì 18 agosto 2015

Un po' di Megan e un po' di Angelina e ottieni il volto perfetto



Cosa fa un volto perfetto? Secondo alcune teorie a rendere speciale un viso è la simmetria che avvicina alla perfezione l'aspetto di una persona. Pedro Berg Johnsen però si è spinto oltre e prendendo i volti di alcuni dei divi più belli di sempre si è divertito a mixarli creando così i volti perfetti. E scoprendo che alcuni dei nostri beniamini diventano speciali se mixati ai loro colleghi. E così se prendete Megan Fox, già bellissima di suo, e l'assemblate con Angelina Jolie ottenete il capolavoro che vedete in questa foto. “Il mescolamento è fatto da un programma che si chiama SqirzMorph, è gratis e abbastanza semplice da usare”, ha dichiarato Johnsen, che ha pubblicato i suoi lavori su thatnordicguy.deviantart.com. Lui si è divertito con star del calibro di Colin Farrell, Brad Pitt, Scarlett Johansson... Ora tocca a voi provarci!

lunedì 10 agosto 2015

Il blog di Beppe Grillo sull’immigrazione: il razzismo a 5 stelle



A chi non è affetto da Alzheimer e conserva ancora qualche cellula cerebrale per le più basiche sinapsi, il post del pentastellato consigliere comunale di Torino, Vittorio Bertola, contenente proposte politiche in tema di immigrazione, non avrà procurato neanche un minimo spostamento del sopracciglio destro. Il post non rappresenta, infatti, nessuna novità circa le posizioni (cripto)fasciste e di destra, dunque razziste, espresse da molti esponenti di tale movimento, sia prima che dopo l’alleanza europea con Ukip. Un mix di ignoranza, di razzismo, di linguaggio da bar e di brama populista, mirante a togliere voti e simpatie a forze politiche più simili (almeno rispetto all’idea complessiva di società), ovvero al cartello elettorale Lega Nord-Casa Pound, permea molte parole delle proposte del consigliere.
In altri tempi, soffermarsi a leggere – figuriamoci poi ad analizzare – testi simili sarebbe stata una palese perdita di tempo, anche perché i ragionamenti (si fa per dire) contenuti nel testo costringono a scendere ad un livello molto basso della riflessione, ovvero impongono prima di ogni altra cosa lo smascheramento delle falsità delle informazioni: non c’è spazio per la discussione se non su un piano di verità. Senza questa operazione primaria, ma essenziale, risulta molto difficile provare a smontare la retorica vuota che nasconde la struttura razzista del testo. Ma chi produce e riproduce l’odio e il razzismo nei confronti dei profughi oggi in Italia – che serve a legittimare quella che è stata giustamente definita “guerra agli immigrati” – conta molto su questa strategia comunicativa, che possiamo anche definire “shock and awe strategy” (“stordisci e sgomenta”).
Prima di proporre qualsiasi analisi o misura concreta da intraprendere, si forniscono dati “shock”, tutti falsi oppure abilmente intrecciati con pochi veri; poi, una volta ottenuto lo stordimento del (e)lettore, si introduce qualche finto elemento di analisi, qualche domanda retorica oppure si fa riferimento a qualche episodio di cronaca nera o giudiziaria (che poco o nulla c’entra con l’argomento, ma tant’è) per creare sgomento e spianare così la strada alla proposta concreta che arriva puntuale alla fine. La proposta solitamente appare semplice (cioè semplicistica): “giro di vite”, “tutti a casa, anche a forza se necessario”, “niente ricorsi” etc., ma senza mai spiegare dettagliatamente il come e – non ne parliamo neanche – della fattibilità e dei costi. Naturalmente, si inserisce qua e là qualche finta distinzione tra profughi buoni e profughi cattivi (“chi ha diritto e chi non ne ha”), anche perché occorre pur sempre conservare un appeal istituzionale per rendersi interlocutori “credibili”. Ciò che abbonda, fino alla nausea, è la contrapposizione tra “noi” e “loro”: “pagato da noi”, “ a spese nostre” e altre espressioni simili (senza mai andare a leggere i dati Istat sulla ricchezza prodotta dalle popolazioni straniere in Italia, ricchezze di cui lo Stato italiano si appropria e che solo in parte spende per loro).
Ora, io non so se il consigliere è consapevole di tutto ciò, oppure se riproduce inconsapevolmente strategie sviluppate da altri. Non è importante. Potrebbe importare a coloro che vogliono conoscere il livello di acume del consigliere, ma a me non importa sapere ciò. La ritengo del tutto irrilevante. Ciò che è importante qui è smascherare il razzismo delle sue proposte. Nello spazio di un post, però, non si possono proporre analisi lunghe, bisogna essere sintetici ed efficaci. Dunque, sono costretto a scegliere cosa dire e cosa non dire: mi limiterò pertanto a rivelare soltanto le falsità (e neanche tutte) delle cose scritte, il resto della decostruzione la lascio a chi legge e ha voglia di esercitarsi.
1. Solo l’Italia concede in massa permessi per motivi umanitari, afferma nel primo punto del documento il consigliere comunale (“Da noi quasi un asilo politico su due viene dato a persone che non ne avrebbero diritto secondo i trattati internazionali sui rifugiati, ma che noi accogliamo comunque per gravi motivi umanitari”).
Non è vero. Il permesso per motivi umanitari esiste in quasi tutti i paesi dell’Unione europea. I dati forniti dall’Eurostat smentiscono poi il fatto che in Italia si faccia un abuso di tale titolo di soggiorno. Semmai, in Italia, si registra un minore riconoscimento dello status di rifugiato o della protezione sussidiaria rispetto ad altri Paesi europei, nei confronti di persone e popolazioni provenienti dalle medesime zone di guerra e persecuzione. E’ questo che ha denunciato l’Unhcr, ovvero l’Agenzia Onu che si occupa di rifugiati e richiedenti asilo. In ogni caso, affinché sia chiaro, in Italia, tale permesso è rilasciato: a) quando la Commissione territoriale raccomanda al Questore di rilasciare tale documento quando ricorrono “seri motivi, in particolare di carattere umanitario o risultanti da obblighi costituzionali o internazionali dello Stato italiano” (eh, mi spiace, esiste ancora formalmente in vigore la Costituzione, che cosa possiamo fare?); b) quando ricorrano gravi motivi di carattere umanitario (come ribadito più volte dai Tar, - noti centri eversivi in questo Paese - si veda, per tutte, la sentenza Tar Lazio n. 8831/2008); c) in caso di riconoscimento della protezione temporanea, ai sensi dell’art. 20 del TU, per rilevanti esigenze umanitarie, in occasione di conflitti, disastri naturali o altri eventi di particolare gravità in Paesi non appartenenti all’Unione Europea; d) quando lo straniero è inespellibile ai sensi dell’art. 19 del D. Lgs n. 286/98, perché in caso di ritorno potrebbe rischiare l’incolumità propria e della famiglia (bazzecole, che vogliamo che sia mai?);e) quando si tratta di persone inserite in programmi di protezione sociale in favore delle vittime di sfruttamento.
Quindi, che cosa si sta proponendo, di cancellare la Costituzione e quelle poche norme umane che esistono a garanzia dei diritti inviolabili? E’ questa la proposta?
2 e 3. Chi non è riconosciuto come rifugiato deve essere spedito a casa “a forza se necessario” e, per di più, (si veda il punto 3 della proposta) non è da considerare soggetto degno di godere delle tutele giuridiche e processuali garantite agli altri individui che calpestano il territorio nazionale.
Sarò veloce su questi due punti: prima ancora di qualsiasi considerazione delle leggi in vigore, nazionali ed internazionali, bisognerebbe che qualcuno prenda sul serio queste proposte geniali (ma com’è nessuno ci aveva mai pensato?) e con una matita e una carta faccia i calcoli dei costi economici e finanziari di tale proposta. Dopodiché, venga a dirci quante manovre finanziarie servirebbero per far fronte a simili operazioni. Piuttosto, ciò di cui si sente fortemente il bisogno è sviluppare una seria riflessione collettiva per comprendere a chi giova davvero avere sul territorio masse di persone/lavoratori senza documenti. Quanto alla proposta sui tribunali speciali per i profughi, posso solo segnalare che non è nuova nella storia, a cominciare dalla Magna Carta ad oggi, pertanto ulteriori commenti sarebbero superflui.
4. Sulla necessità di trasformare l’accoglienza in accoglienza custodiale, cioè in una prigione, ci sarebbe molto da scrivere, in termini sociologici e antropologici, cioè sul concetto di accoglienza nelle società odierne. Mi soffermerò però soltanto sulla parzialità (e dunque la falsità) dell’informazione data per giustificare la proposta del carcere per i profughi, ovvero la notizia che un profugo a Torino abbia commesso rapine mentre era ospitato in uno Sprar. Ebbene, senza voler contestare i fatti riportati nel testo del consigliere, e senza stare qui a dire che non tutti sono uguali (ancora a questo punto stiamo dopo decenni di immigrazione?) io riporto a mia volta altri dati: secondo le statistiche delle prefetture del Nordest “dove ci sono i profughi i reati sono in calo”. Allora, come la mettiamo?
Io chiudo qui. Voi continuate a scovare le falsità del documento. Potrebbe essere un bel gioco sulla spiaggia.

domenica 9 agosto 2015

Sergio Staino scrive a Gianni Cuperlo: "Non vi sopporta più nessuno: così uccidete la sinistra"


 
"Caro Gianni, non vi sopporta più nessuno: così uccidete la sinistra". Gianni è Cuperlo, esponente della sinistra dem che ha sfidato Matteo Renzi all'ultimo congresso del Pd. Mentre l'autore del j'accuse è Sergio Staino, il vignettista inventore di Bobo, che in una lunga lettera pubblicata sull'Unità chiede a colui che aveva sostenuto come segretario del partito di non distruggere il Pd.
"Già il fatto che tu metta sullo stesso piano le mie critiche a Berlusconi con le mie mancate critiche a Renzi, dimostra per l'ennesima volta un errore di valutazione in cui tu mi sembra sia caduto in pieno: considerare simili Berlusconi e Renzi (...) Oggi, così come vi comportate con Renzi, a mio avviso state pericolosamente aiutando una futura tragica vittoria di un Salvini o un Grillo."
Staino poi se la prende con i vecchi dirigenti del Pd. (...).
"Si autoassolvono pensando che Renzi non c'entri niente con loro, che sia come un fungo nato dal nulla, un fungo malefico che va estirpato in modo che il partito ritorni nelle loro mani. Quale sogno demenziale e quale cecità politica nel rinunciare caparbiamente ad una verità dura ma realistica: tutti loro, Gianni, sono ormai fuori dalla storia, nel bene e nel male hanno fatto il loro tempo e sono, come capita a tutti, finiti".
Il vignettista pone anche la sua attenzione sugli scopi della minoranza Pd. "Allora, ti chiedo, che senso ha fare una guerriglia interna al Pd quando non si hanno obbiettivi su cui spostare l'opinione, le speranze e la forza dei nostri elettori? Cosa stai offrendo di concreto al loro smarrimento? Nulla. Solo la coscienza che Renzi è una merda. E allora? È chiaro che questo genera scoramento, amarezza e anche al miglior compagno viene la voglia di dire "ma andate a fare in culo tutti quanti". In questo modo state uccidendo la sinistra, date un'immagine di voi stessi come degli estremisti disperati che urlano su tutto e tutti senza sapere cosa proporre (...) Dovete smetterla con questa strategia suicida. Vai fra la gente, esci fuori dal gruppetto della Sinistra Dem e dai quattro vecchi marpioni che vi sovrastano. Vai fra la gente, come ho fatto io in varie situazioni, in un cinema affollato, in una trattoria, in un autobus e urla: "questa Sinistra Dem ci sta veramente scassando i coglioni". Avrai come risposta una standing ovation, non vi sopporta più nessuno tranne, ovviamente, Renzi il quale con il vostro atteggiamento così assurdo e fuori dalla storia del nostro partito, si può permettere di twittare: "Tanti auguri ai gufi"".

mercoledì 5 agosto 2015

"Thriller trilogy", quota 6.000 !



Buongiorno a tutti!
Non ho portato il mio eBook sulla vetta di una montagna in Nepal! 6.000 è il numero raggiunto delle copie vendute del mio best seller "Thriller trilogy". Questo libro è stato un esperimento direi ottimamente riuscito, altrimenti non si spiegherebbe il fatto che ormai a due anni di distanza dalla sua uscita, continui a vendere tante copie. Devo dire che sono veramente entusiasta di questo successo. A questo libro sono particolarmente affezionato e spero che continui a suscitare emozioni nei suoi lettori.