In gabbia

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lunedì 20 aprile 2015

Il Mediterraneo, campo di sterminio di massa



Sabato nel centro del paese c'erano bambini lampedusani che giocavano a calcio con i profughi, ridevano e scherzavano, mentre nella chiesa i volontari stavano dando vestiti alle persone che erano venute dal mare. Si è visto le donne di quest'isola, messa al fronte dall'indifferenza europea, fare qualcosa di straordinario nella sua semplicità. Riuscire a regalare sorrisi e abbracci nel percorso di queste persone, svuotare i loro armadi e dare quello che potevano.
Ieri mattina però, di nuovo, si è dovuto leggere i flash delle agenzie e contare i morti nel Canale di Sicilia. Sentire le dichiarazioni dei soliti sciacalli, le solite frasi di commento dei politici europei, le solite frotte di giornalisti alla ricerca di immagini scioccanti.
Viene naturale pensare alle storie sentite dai ragazzi scampati nei giorni scorsi e pensare a quelli come loro che sono stati inghiottiti per sempre dal mare. Nel nero della notte, senza stelle.
Ieri si sono letti commenti di italiani sui social network che godono della morte degli innocenti. Penso che il sistema mediatico italiano sia riuscito dove nemmeno Goebbels era arrivato, far odiare talmente degli innocenti da far gioire cittadini della loro morte pubblicamente. Siamo oltre la banalità del male, nell'indifferenza generale stiamo diventando parte attiva nello sterminio, tifiamo la morte.
C'è da provare una rabbia infinita nei confronti di chi scrive queste cose, Ciò che sta accadendo non sono soltanto più tragedie. Si tratta di un vero e proprio crimine contro l'umanità.
Il Mediterraneo è diventato un vero e proprio campo di sterminio prodotto dall'indifferenza europea, dal suo egoismo diffuso, dalle guerre per il gas e per il petrolio, dallo sfruttamento di interi continenti. Non è una questione di riflettere se aumentare o meno le missioni di salvataggio per uomini, donne e bambini. Il semplice discuterne dal punto di vista economico è il segno della devastazione in cui siamo sprofondati. Occorre invece affrontare una questione che è politica e da venti anni ed oltre sbatte sulle frontiere d'occidente. Una questione che non può e non deve essere affrontata soltanto dall'Europa, ma dal Consiglio di sicurezza dell'ONU che deve riunirsi immediatamente e mettere in piedi un corridoio umanitario globale per proteggere i profughi e i richiedenti asilo. Utilizzando le ambasciate come luoghi in cui presentare la domanda di protezione umanitaria risolveremmo molti dei problemi e al tempo stesso toglieremmo ai criminali il mercato di carne umana. Ogni nazione aderente alla Carta dei diritti dell'uomo dovrebbe aderire per comune responsabilità.
Risponderemmo così, in maniera globale, ad un fenomeno che, per dimensioni, è paragonabile agli effetti di una guerra mondiale. 
Sono quasi 25 anni che l'Occidente fa le guerre, destabilizza intere nazioni impoverendole, togliendo la speranza per milioni di persone che prendono così le rotte del nord. USA e Francia, per non parlare della Gran Bretagna e delle monarchie dei petrodollari, oggi si lavano le mani in un mare che hanno contribuito a trasformare in un cimitero. Non serve accusarli semplicemente per questo crimine, ma costruire una campagna globale, di massa, in grado di costringere le potenze del mondo a rimediare ai danni che hanno provocato.        

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