In gabbia

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venerdì 24 aprile 2015

La "Disunione Europea"



Se i 10 punti del piano-Ue per fronteggiare le stragi del Mediterraneo, fossero stati davvero risolutivi, potete giurarci: sarebbero già stati operativi. Il problema invece è un altro: l’Euro-blob istituzionale ha deciso, tanto per cambiare, di non decidere. Triton non si tocca e la questione dei richiedenti asilo è solo di ordine pubblico e di controllo delle frontiere esterne; poi, le domande d’asilo dovranno essere valutate più in fretta, e per tutti, dai doganieri del solito sud Europa di Italia, Grecia e Spagna; infine bisogna distruggere le navi degli scafisti, bloccare i migranti all’altezza del Niger. E magari, suggerisce Renzi, anche intervenire militarmente in Libia. Un bel capolavoro: siamo di fronte alla più grave crisi umanitaria dal dopoguerra e le cancellerie d’Europa che dicono? “Tranquilli, ci pensiamo noi a piombare le fessure della fortezza” ma senza dire una parola sul disastro umanitario, sulle vite spezzate, sul sangue che ha sporcato il Mediterraneo; per quelle basta il minuto di silenzio.
E invece il problema sono proprio gli Stati, ostaggio di opportunismi e stupidologia istituzionale. Volete due esempi? Regno Unito: sì agli aiuti, no ai migranti. Tanto l’agenda della campagna elettorale la detta Farage ed i richiedenti asilo non portano un voto (al massimo ne fanno perdere) e poi c’è l’Olanda, messa in scacco da 160, dico 160, richiedenti asilo. Il governo lib-lab c’è quasi caduto per decidere se è violazione dei diritti umani o meno, dare un pasto ed una doccia a gente senza documenti. Poi ha deciso: aiuti solo a chi se ne va. E tante grazie dal mercato di uomini, che fiorente fa affari d’oro dal Baltico al Mediterraneo: libera circolazione di schiavi, questi ultimi, cornuti (per tutto il denaro che sborsano per arrivare in Europa) e mazziati (perché le loro sorti sono condizionate dal calcolo di illustri statisti del calibro di Farage, Salvini, Wilders, Le Pen etc.).
Fino al 2008, gli sbarchi rappresentavano solo il 12% degli arrivi via mare e per quanto il numero di sbarchi sia da allora raddoppiato in cifre assolute, parliamo pur sempre di piccole percentuali. Questo vuol dire che una normativa chiara e ragionevole, avrebbe evitato tragedie e la tratta di esseri umani. E invece ci troviamo con Fabrice Leggeri, capo di Frontex che dice “salvare i migranti non è una nostra priorità”. Probabilmente manca di tatto ma non ha tutti i torti: l’agenzia fa ciò che la politica dice di fare. E la politica non vuole sporcarsi le mani con i rifugiati, convinta che respingimenti e blocchi navali, filo spinato di mare insomma, a difesa dell’euro-bunker servano a dimenticare ciò che accade, quasi a vista, a sud delle nostre coste.
Su questo dimostrano di non aver capito nulla: nessuno fermerà chi scappa da fame e conflitti, nessuno. Non ci riusciranno le schifezze scritte (in orario d’ufficio) dai nazi-zombie senz’anima, senza cervello e senza cuore che pendono dalle labbra del Salvini di turno, non ci riusciranno leggi draconiane e non ci riuscirà nessuna nave con licenza di respingere. Quelli che si imbarcano in Libia hanno attraversato deserti, montagne, paludi e foreste, sono stati picchiati, derubati, torturati; hanno rischiato il tifo ed ogni genere di malattia gastro-intestinale per aver mangiato cibo avariato o bevuto acqua non potabile e stipati come bestie, sono saliti su una carretta con il rischio di non scendere vivi; con questa gente, nella stragrande maggioranza dei casi inerme e vulnerabile, se la prende Salvini schiumante di rabbia e l’euro-burocrazia delle chiacchiere a vuoto, senza rendersi conto che la tragedia dei richiedenti asilo del Mediterraneo è un conto che la storia sta presentando alla vecchia Europa. Un conto che, prima o poi, dovremo pagare.



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